Cresce l’export verso la Svizzera: in 6 mesi fatturati 421 milioni di euro
Oltre 130 imprese alle Ville Ponti per il meeting promosso dal servizio internazionalizzazione della Camera di Commercio. «È importante per noi guardare con più attenzione al mercato elvetico del lusso»
Un vero e proprio boom: era affollata da oltre 130 fra imprenditori e rappresentanti d’azienda la sala del Centro Congressi “Ville Ponti” che venerdì 12 ottobre ha ospitato il seminario di formazione dedicato alla Svizzera promosso dal Servizio internazionalizzazione della Camera di Commercio varesina.
Un momento d’approfondimento sulle opportunità che offre il mercato della vicina Confederazione Elvetica, il terzo per un Sistema Varese che nel primo semestre di quest’anno vi ha incrementato il proprio export di addirittura il 22%, toccando quota 421 milioni di euro nel fatturato realizzato tra gennaio e giugno 2012. «Attenzione, però, che si tratta di un mercato esigente, dove occorre garantire elevati requisiti di qualità e dove esiste una forte concorrenza» ha ricordato il primo relatore del meeting, Fabrizio Macrì, della Camera di Commercio italiana per la Svizzera, partner dell’ente camerale varesino in un evento che vuole essere il primo passo di un percorso di assistenza mirata alle imprese: «Certo, l’intenzione – ha continuato lo stesso Macrì – è di recepire il feedback delle imprese e avviarci insieme a un programma di aiuto e supporto per quelle che siano intenzionate a esportare nella Confederazione». Imprese che già hanno colto il rilievo dell’iniziativa: «È importante per noi guardare con più attenzione al mercato elvetico del lusso. E questa proposta della Camera di Commercio è stata un’occasione d’approfondimento importante, che non ci siamo lasciati sfuggire» sottolinea Maurizio Colombo, titolare di un’oreficeria di Gallarate: «Abbiamo grande capacità e vogliamo metterle a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze di un settore dei gioielli svizzero che punta all’eccellenza. Eccellenza che noi orefici varesini siamo in grado di raggiungere». Non sono però sempre rose e fiori in terra rossocrociata:«È vero, ci sono anche condizioni fiscali e doganali particolari con cui confrontarsi quando si agisce sul mercato svizzero. Condizioni imposte dalla legislazione italiana che si è fatta più restrittiva in anni recenti» conferma Pier Paolo Ghetti, consulente in materia doganale e secondo relatore di un convegno che al temine ha visto diversi incontri individuali tra le imprese intervenute e gli esperti presenti. «Credo però siano prevalenti – conclude Ghetti – la possibilità di usufruire dell’efficacia degli accordi di libero scambio tra Confederazione e Unione Europea, che danno diritto a un trattamento daziario preferenziale alle merci di origine comunitaria, e soprattutto il rilievo di un mercato di grande interesse e qualificato come quello svizzero».
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