L’accorpamento di Varese con Como? Non è un problema

È una delle risposte più interessanti dell’ultima edizione del questionario sulla crisi stilato da CNA. Per gli artigiani quello che sta finendo è stato un anno difficile: in chiaroscuro il giudizio sul Governo Monti, le politiche per lo sviluppo sono ritenute più importanti della riduzione delle tasse, ma nessuno è più ottimista

«L’accorpamento di varese con Como? Non è un problema». È questa una delle risposte più interessanti dell’ultima edizione del questionario sulla crisi, stilato da Cna Varese che nella prima metà del mese di novembre ha effettuato tra le imprese associate una nuova rilevazione sulla crisi: si tratta della terza effettuata nel 2012 e la sedicesima dal lontano autunno 2008, data convenzionale di deflagrazione della crisi. La precedente rilevazione era stata effettuata a metà 2012 e aveva attestato la situazione di difficoltà dell’economia in Provincia di Varese, ma anche il realismo con cui le imprese stavano affrontando un passaggio tanto delicato; i risultati di questo nuovo questionario confermano la persistenza di problemi gravi per il tessuto economico e sociale del territorio, ma anche, letti in controluce, la voglia di andare avanti e la speranza che le cose possano cambiare.

Entrando nel merito delle risposte pervenute, per quanto concerne l’andamento dell’attività si deve purtroppo registrare un ulteriore degrado della situazione rispetto a giugno, quando chi lamentava arretramenti e peggioramenti superava il 57% : da questa rilevazione risulta che quasi il 70% delle imprese denuncia un peggioramento rispetto all’anno precedente. Il giudizio degli artigiani varesini sul Governo Monti, anche se molto frammentato nella composizione delle risposte, conferma i sondaggi riportati da livello nazionale: prevale la valutazione negativa, anche se non mancano le imprese che hanno apprezzato o comunque trovano giustificazioni per il suo operato.
E, nell’esprimere delle priorità per l’immediato futuro, le imprese antepongono l’attuazione di politiche per lo sviluppo – che evidentemente non riconoscono al Governo Monti – all’esigenza di avviare un processo di diminuzione della pressione fiscale. A ulteriore conferma della disaffezione verso Istituzioni e Politica, solo il dodici per cento ritiene una priorità un Governo forte e autorevole. Nell’analisi di una della misure più controverso adottate dal Governo Monti – la riduzione e l’accorpamento delle Province – le risposte sono ripartite in egual misura, tra coloro che la ritengono comunque un primo intervento di riduzione dei costi della politica e quanti invece la considerano un intervento inutile. E’ da rimarcare, invece, come l’accorpamento con Como e con Lecco non venga avvertito né come problema né come opportunità e anche come, pur in presenza di molte imprese ubicate e operanti nell’area Malpensa, solo un 3% privilegi l’ipotesi di una confluenza nella città metropolitana di Milano. Infine, per quanto concerne l’atteggiamento delle imprese rispetto al futuro, è da registrare lo zero assoluto di risposte di imprese ottimiste, rifluite nell’area di chi realisticamente pensa di affrontare la situazione giorno per giorno; il 30% circa, invece, è decisamente pessimista e non crede che la situazione possa migliorare.

«Quest’ultimo dato è il più preoccupante di tutti – commenta Franco Orsi (foto sopra), presidente di CNA Varese Ticino Olona, perché attesta che il patrimonio di fiducia nel futuro che aveva contraddistinto anche i momenti più acuti della crisi è completamente esaurito. Piccole imprese e artigianato si trovano ad operare in una brutta quotidianità che sta spegnendo progressivamente la loro voglia d’impresa: evidentemente il rigore che ha contraddistinto l’operato del Governo Monti non basta per invertire la tendenza negativa e quanto è stato finora messo in cantiere per la crescita non è ritenuto sufficiente e non ha prodotto alcun risultato. Ne è ulteriore e triste conferma la statistica sulla neo imprenditorialità artigiana – a fine Ottobre sotto i dati già modesti del 2011 – e l’impennata delle cessazioni, cresciute di quasi il 15% rispetto all’anno precedente. Le imprese hanno ben presente la situazione e per questo chiedono con forza vere, concrete, attuabili politiche di sviluppo. E’ ora di intervenire veramente, se si vuole evitare un disastro annunciato».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Novembre 2012
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