“Milioni per i banchieri, tagli per i bancari”

La denuncia di Ludovico Reverberi Segretario Generale FISAC CGIL di Varese: “1136 persone ricevono stipendi a sei o sette cifre, mentre si parla di tagli per 20 mila dipendenti”

banche stipendi banchieriUn migliaio, o poco più, di straricchi banchieri. Ma, dall’altra parte della barricata, decine di migliaia di posti a rischio nel settore bancario. Questa la denuncia, sotto forma di “lettera aperta” inviata da Ludovico Reverberi Segretario Generale FISAC CGIL di Varese. Per sostenere questa disparità, Reverberi cita numeri e cifre. “Il totale degli importi, presenti nella tabella, è pari a 134 milioni e 400.000 mila euro e rappresenta i compensi erogati, nel 2011, dalle prime 8 banche del nostro paese ai propri consiglieri, dirigenti e sindaci.
Nello stesso anno, secondo la Consob, le banche italiane hanno avute perdite per 26,1 miliardi di euro a causa delle svalutazioni degli avviamenti accumulati negli anni di forti acquisizioni, quando banche e filiali si vendevano e acquistavano a cifre folli.
Dal che si evince che il "salario", almeno per quanto riguarda i banchieri italiani, è svincolato da ogni logica di merito”.
In questi anni non si contano gli inviti del governatore della Banca d’Italia, prima Draghi ora Visco, affinché non solo i compensi fossero più sobri, ma venissero anche ridotte le poltrone nei consigli di amministrazione e sorveglianza.
Più o meno si parla di 1136 persone che ricevono stipendi a sei o sette cifre e che ottengono
pessimi risultati dal punto della gestione aziendale. Inutile ricordare che gli inviti sono caduti nel vuoto, anzi qualche amministratore delegato ha avuto il coraggio di dire che la qualità va pagata”. E qui arriva la doccia fredda, secondo le cifre citate dal sindacalista.
“Qualità, nei principali gruppo bancari italiani, significa avviare programmi di esuberi chebanche esuberi coinvolgono circa 20.000 dipendenti, ma potrebbero essere 35.000, mentre taluni analisti si spingono a dire che il sistema avrebbe bisogno di ridurre gli addetti di un terzo della forza occupata, quindi circa 100.000 lavoratori.
La tabella di fianco (a cura dello stesso Reverberi) è un tentativo di riassumere i possibili esuberi e chiusure di filiali nei prossimi anni, nella consapevolezza che i numeri sono ballerini come i piani industriali delle varie banche”.
“Ridurre gli impiegati si può – è l’opinione di Reverberi – , i propri stipendi ed il numero delle poltrone no, in fondo i nostri banchieri non sono molto dissimili dai nostri parlamentari che quando sentono parlare di ridurre i propri benefici vengono colti dall’orticaria.
Il merito dei nostri banchieri, in questi anni, è stato di scaricare le loro incapacità su dipendenti e clientela, e di generare conflitti tra le generazioni. Solo qualche settimana fa la principale banca italiana, Intesa San Paolo, ha licenziato alcuni giovani apprendisti. Il licenziamento, in perfetto stile Marchionne, è stato giustificato coi maggiori costi, dovuti dalla riforma pensionistica del ministro Fornero, per accompagnare altri colleghi alla pensione.
I licenziamenti sono rientrati a seguito di un accordo che nei prossimi giorni sarà valutato dalle lavoratrici e dai lavoratori di Intesa San Paolo”.
Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da numerosi scioperi per sostenere le varie vertenze presenti nelle banche e con molta probabilità altri ne seguiranno, UBI Banca potrebbe essere la prossima – conclude il sindacalista. Scioperi che hanno registrato adesioni elevate ma che non sempre sono riusciti a spostare gli equilibri a favore dei lavoratori e certamente non può essere l’idea di avere un rappresentante dei lavoratori all’interno dei consigli di sorveglianza la soluzione dei problemi, non siamo in Germania e non abbiamo le loro leggi.
Pertanto è necessario che il sindacato sia in grado insieme alle associazioni dei consumatori, alla clientela, alle associazioni presenti sul territorio, di intraprendere, a fianco delle proteste tradizionali, altre di vie di opposizione, anche più visibili sui media, per tentare di rendere possibile un nuovo modello di banca, attenta non solo ai propri azionisti, ma alle aziende, alle famiglie, ai lavoratori che rappresentano il vero capitale per uscire da questa crisi”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Novembre 2012
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