Prodi al Business Forum: “Stiamo pagando il ritardo della politica”
L'ex premier a confronto con Nouriel Roubini, l'economista che annunciò la crisi: «L'Europa dovrà unirsi o uscirà di scena»
Futuro, incertezza, cambiamento. Al Wold Business Forum, che si è aperto ieri a Milano Congressi sono queste le parole che ricorrono sia che si parli di internet, di marketing o di geopolitica. È l’era delle sfide, come ripetono i relatori che si alternano sul palco. Sfide che riguardano l’economia, la politica, la tecnologia, le relazioni umane. Nessuno però ha la sfera di cristallo, nemmeno Nouriel Roubini (nella foto a destra), l’economista che annunciò l’arrivo della crisi ben prima del crollo del 2008. Oggi anche la sua visione del mondo è diversa. In un confronto con l’ex premier Romano Prodi, a Milano in veste di professore ed esperto di economia politica, ha illustrato gli attuali scenari internazionali. Partendo da un dato significativo, lo stesso sottolineato ieri da un altro esperto in materia Parag Khanna: gli Stati Uniti non sono più il centro del mondo. Nessun paese lo è oggi. «Vent’anni fa – aveva sottolineato Khanna – erano gli Usa il fulcro, oggi non c’è nessuno al centro ma tanti paesi, tutti in relazione tra loro. Quello che ieri era considerato il "resto del mondo" è oggi quello che cresce più velocemente». Cambiano "i paesi che contano" e il ruolo dell’Europa in questo contesto è molto delicato. Spaventa soprattutto il pericolo di diventare marginali. «In questo scenario di instabilità internazionale i paesi della zona Euro dovranno lavorare sulle politiche di integrazione – ha spiegato Roubini -. Creare divisione tra i paesi anziché unione potrebbe essere rischioso per tutto il sistema. Attualmente ci sono quattro fattori che stanno bloccando l’Europa: un’austerità troppo rigida, l’euro troppo forte, la stretta creditizia che soffoca le imprese e la crisi di fiducia. Dopo quattro anni di recessione non possiamo chiedere ancora alle persone di tirare la cinghia».
Secondo l’economista l’austerità si è trasformata in una barriera: «L’Europa deve tornare a investire e deve concentrarsi in politiche di crescita comune. Questo sarà il vero passo che dovrà compiere. Sarà un cammino lungo e difficile ma non impossibile e vedo dei leader politici pronti a farlo». Mai come oggi la politica, sia in Europa che in Italia, dovrà fare un salto di qualità: «Quando abbiamo lavorato per portare l’Italia in Europa – ha detto Prodi – non eravamo degli sprovveduti, avevamo capito l’importanza di esserci. La politica italiana era consapevole di quanto stava accadendo. Ma poi, prima della crisi, ha rallentato il passo e ha scelto di agire dopo o meglio di non agire e aspettare la crisi. E anche in Europa si è preferito attendere l’evolversi della situazione. E tutti hanno pagato questo ritardo. Oggi siamo di fronte a uno scenario completamente cambiato: il cluster industriale asiatico sta assumendo una forza incredibile e l’Europa diventa periferica se non si unisce».
Leggi anche – L’economista con la sfera di cristallo parla a World Business Forum
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