“Zampate di puma sugli alberi”, ma sono scoiattoli
La curiosa segnalazione di un lettore faceva pensare al peggio: ma i segni lasciati sulle cortecce delle piante non sono di pericolose belve bensì di una famigliola di roditori che cerca la corteccia per fare il nido
Cani che abbaiano, macchie di sangue nel bosco, e quelle piante scorticate come da profondi artigli.
Ci sono tutti gli ingredienti di un giallo d’atmosfera fra “il mastino dei Baskerville” e le avventure di Salgari, anche se l’ambientazione non è la Malesia o le highlands, bensì la Valcuvia.
Il motivo? Alcuni allevatori segnalarono la possibile presenza, nei giorni scorsi, di un grosso felino nei boschi di fondovalle, fra Rancio e Masciago Primo. Ma il responsabile di quei segni non è né una lince, né un puma: niente zampate di belve, piuttosto il lavorio di zampette e dentini di un soldino di cacio in cerca di un nido: lo scoiattolo asiatico.
Andiamo però con ordine.
Tra l’una e 30 le 2 di domenica scorsa, un allevatore di pastori tedeschi e di jack russel con l’azienda agricola a Rancio Valcuvia (che ha contattato telefonicamente la redazione di Varesenews per dare la notizia e ha chiesto la rimozione delle sue generalità dopo la pubblicazione dell’articolo ndr) si sveglia perché sente i suoi cani abbaiare. Sono nervosi. “Mah, sarà un animale selvatico”.
Il giorno dopo un amico che vive poco distante, anche lui in possesso di molti cani, gli racconta la stessa cosa: un latrato insistente durato più di mezzora. E non è tutto. A poca distanza, fuori dalla recinzione dell’amico, ci sono segni strani sugli alberi di robinie: profonde scortecciature, lacerazioni a diversi metri da terra e fino al tronco, proprio come se un animale di grossa taglia abbia voluto arrampicarsi fin lassù. Poi, nelle vicinanze, tracce di sangue. 
Cosa fare? L’allevatore chiama il corpo forestale dello stato e il nucleo faunistico della polizia provinciale. Viene effettuato un sopralluogo. Oltre agli agenti, sul posto si reca anche un ricercatore dell’università dell’Insubria. E qui la scoperta: nella corteccia degli alberi ci sono sì delle zampate, ma a scavare nel legno sono state le piccole zampe e i denti di alcuni roditori in cerca di materiale per costruirsi la “casetta”. Scava scava, gli scoiattoli hanno attaccato diverse piante, privandole della corteccia all’altezza di 4-5 metri.
«Si tratta del Callosciurus Erythraeus meglio noto come scoiattolo asiatico – spiega Adriano Martinoli, ricercatore del dipartimento di scienze teoriche e applicate dell’università dell’Insubria – . In questa stagione nidificano e trovano nella corteccia degli alberi il materiale ideale per nidificare».
Nessun pericolo, quindi. «Non c’è da preoccuparsi per gli uomini e per l’incolumità pubblica, ci mancherebbe – conclude Martinoli -. Certo rimane la preoccupazione per animali alloctoni, introdotti dall’uomo, che ora fanno parte della fauna presente e che potrebbe mettere a rischio le specie autoctone».
Resta il fatto del sangue trovato nel bosco e del latrato dei cani, ma anche qui non sembra esserci lo zampino di un felino, piuttosto di una volpe – dicono dalle guardie venatorie della Provincia – o di un piccolo predatore che ha cacciato nella zona e ha consumato la sua preda sul posto, alla faccia di linci e giaguari.
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