Cimberio serata speciale: regular season vinta, c’è Venezia nei playoff

Con la vittoria 85-70 su Pesaro, la squadra di Vitucci eguaglia la DiVarese del 1988 che fu "derubata" in semifinale proprio dalla Scavolini. Già certo l'incrocio con l'Umana. Sakota migliore in campo

Non è una serata come tutte le altre al palasport di Masnago: 25 anni dopo la Pallacanestro Varese torna a vincere la stagione regolare di Serie A, eguaglia un record (23 vinte in un campionato a 16 squadre) che risale ai tempi di quella stessa DiVarese e lo fa imponendosi su un’avversaria storica come la Scavolini Pesaro. La Cimberio di Vitucci conosce anche il proprio destino prossimo, quello dei quarti di finale: la vittoria di Venezia ad Avellino permette già di sapere che saranno i lagunari (“alma mater” del tencico biancorosso) i primi avversari nei playoff, anticipati curiosamente dalla partita di domenica prossima che vedrà di fronte proprio Reyer e Varese nell’ultimo turno del girone di ritorno.
Il successo su Pesaro nasce soprattutto dalla gran vena offensiva di Dusan Sakota (foto in alto / S. Raso), ex di turno, autore di 22 punti con un eccellente 8/9 al tiro, anche se la spallata decisiva a una Scavolini piuttosto tonica arriva quando la Cimberio alza finalmente l’intensità in difesa e a rimbalzo. E qui vanno spese due parole su Dejan Ivanov, che pare davvero “mister utilità”: il bulgaro, all’esordio, segna poco (3 punti, 1/5 al tiro, ½ ai liberi) ma fa tutto il resto. Miglior rimbalzista con 9 (ben 7 in attacco), migliore nei recuperi con 3, intensità nei pressi del canestro che aiuta a limitare un Crosariol che fino a lì aveva tenuto a bada nientemeno che Dunston. Insomma, buona la prima di Ivanov, che ha aiutato a nascondere una prestazione non troppo brillante dei biancorossi di Vitucci, poco ispirata sia nei registi (anche se Green ha statistiche importanti) sia in capitan Ere. Il coach ammette qualche passaggio a vuoto, ma giustamente festeggia con orgoglio il risultato complessivo, ancora più alto di quello fatto segnare dai Roosters nel ’99. Poi loro completarono il capolavoro nei playoff, mentre la Cimberio ha tutto un capitolo da scrivere: ma sono in tanti a essere convinti che la “penna” sia quella giusta.

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Cimberio – Scavolini 85-70 4 di 24

COLPO D’OCCHIO – Ultima di stagione regolare al PalaWhirlpool, prima della scorpacciata playoff. La giornata dell’abbonato aiuta a riempire le tribune che non sono esaurite ma che regalano comunque una cornice invitante. Decisamente più fischi che applausi per l’ex Rok Stipcevic, citato in un eloquente striscione della Curva Nord: “Per Rok e Mensah c’è Mastercard… Essere a Varese non ha prezzo”. Nell’intervallo applausi copiosi per la Eurojackpot di basket in carrozzina che ha ottenuto la promozione in A2. Varese è il solo club professionistico italiano ad avere anche la sezione paralimpica.

PALLA A DUE – Il previsto inserimento di Ivanov passa, almeno per questa partita, dall’esclusione di Janar Talts. In panchina c’è anche Achille Polonara nonostante l’infortunio alla caviglia. Quintetto quasi obbligato comunque per Vitucci, con il nuovo acquisto che inizia tra le riserve. Pesaro dà la palla in mano a Stipcevic e comincia senza Crosariol: Cavaliero è l’unico italiano in campo.

LA PARTITA – Che Varese non sia la solita schiacciasassi lo si capisce subito: tolta una schiacciata tonante di Dunston alla prima azione, la Cimberio fatica ad andare a canestro e al contrario centra spesso il ferro consentendo ai tiratori di Pesaro di lasciare il segno (4-9, due triple Barbour). La Scavolini non scappa mai, ma alla prima pausa resta avanti 15-19 con merito.
Il secondo quarto vede crescere Sakota, già a quota 14 alla pausa, ma non i suoi compagni: Thomas e Barbour confezionano il massimo vantaggio ospite (21-29) prima di suscitare una reazione biancorossa. Uno sprazzo di difesa e i liberi di Green consentono il pareggio, poi Crosariol riapre il vantaggio. Solo dalla lunetta Varese trova il modo di superare proprio sulla sirena, ma il divario è ridottissimo (42-41).
Al rientro non cambia la solfa: botta e risposta da ambo le parti (si vede anche Stipcevic, sempre fischiato) con l’equilibrio che rimane tale. Nel finale Varese pare prendere un buon vantaggio su una tripla di De Nicolao, ma un paio di errori dello stesso playmaker consentno alla Scavolini di chiudere il divario e tenere aperto il match alla terza sirena, 60-57.

IL FINALE – Pesaro però non ne ha più mentre Varese, pur zoppicando al tiro, raccatta palloni utili sotto i tabelloni dove Ivanov (foto) fa sentire la sua voce e la sua stazza. Così la Cimberio riesce ad armare il braccio di Sakota che dall’arco è una sentenza: le sue triple consentono ai padroni di casa di scappare e Markovski, che pure spende i suoi timeout, stavolta non riesce a trovare la contromisura. Il punteggio si allarga fin troppo, rispetto ai meriti delle due squadre, ma la statistica conta fino a un certo punto (85-70 alla fine). Quel che importa è il verdetto: Varese è prima, Venezia l’avversaria su cui puntare il mirino. Bisogna andare più avanti possibile, anche per vendicare quella splendida DiVarese derubata, guarda un po’, proprio dalla Scavolini (meglio, dagli arbitri) nell’ormai lontana primavera del 1988

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Pubblicato il 28 Aprile 2013
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