Senesi: “Tagli, le vittime sono la scuola pubblica e le prossime generazioni”
Il presidente dell'Associazione Italia Forza Popolare: «Il numero di alunni che deve essere portato a 27/28 per classe: come polli in batteria»
Anche quest’anno ci saranno riduzioni di insegnanti, sezioni, fondi, sostegni per disabilità e integrazione sociale, manutenzioni agli stabili. In un silenzio paradossale si sta perpetuando una forma di eutanasia di Stato. Le vittime di questo delitto sono la scuola pubblica e le prossime, inconsapevoli, generazioni. Se chiedete agli insegnanti dei vostri figli vi diranno esattamente queste cose. Magari senza il commento sull’eutanasia e, probabilmente, senza nessun accenno di autocritica di categoria. Se invece chiedete a chi ha perpetrato queste scelte vi dirà che è tutto falso e che si vuole destabilizzare la modernizzazione dello Stato. A questo punto, si sa, che, in Italia, si sono già formati almeno due schieramenti. Con poche possibilità di soluzione. Sta di fatto che la realtà è peggiore dei pregiudizi di parte.
Quest’anno, ad esempio, nelle scuole medie, come è già progressivamente in atto nelle elementari, non ci saranno ore di compresenza con la conseguenza pratica di ridurre drasticamente progetti di recupero e di sostegno per chi è in difficoltà. La cosa peggiore però riguarda l’indicazione che è stata data ai dirigenti scolastici sul numero di alunni che deve essere portato a 27/28 per classe. Come polli in batteria. Senza nessuna considerazione delle norme sulla sicurezza di cui ci si riempie tanto la bocca in tragiche occasioni. Senza nessun rispetto per la presenza di portatori di disabilità o difficoltà didattiche, specialmente alle elementari, dovute a “complessità sociali” sempre più evidenti che vengono scaricate sulla scuola. Non conta nulla. Tutto è sacrificato sull’altare del presunto risparmio. Si, solo presunto, perché queste decisioni, apparentemente motivate, la nostra Italia le pagherà care nei prossimi decenni. Con buona pace della irresponsabilità degli illuminati strateghi che siedono, ben remunerati, dove si dovrebbe decidere del destino del nostro paese e dei suoi cittadini. Nel silenzio più assurdo e assordante.
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