Brugnoli: “Se la politica c’è ancora, batta un colpo”
Qualcosa si sta muovendo, ma sarà davvero ripresa? Le osservazioni del presidente dell'Unione Industriali sulle previsioni di crescita e sulle priorità per rilanciare l'economia
«La luce in fondo al tunnel? La crisi che finisce? E’ vero, qualcosa si sta muovendo, ma sarà davvero ripresa o soltanto un rimbalzo tecnico? La risposta a questa domanda non può prescindere da una constatazione: la crisi iniziata cinque anni or sono, da quel settembre 2008 quando la crisi della finanza mondiale cominciò a trascinare giù l’economia reale in gran parte del mondo, non è una crisi ciclica tipica dell’economia di mercato. È una crisi strutturale che dipende da un cambiamento epocale nella distribuzione internazionale del lavoro. Nuovi sistemi produttivi, in Paesi in via di sviluppo, si stanno affermando con una capacità competitiva tale da dettare nuovi paradigmi».
È questo il concetto di fondo che è emerso nel giro di tavolo fatto in occasione dell’ultima riunione di Giunta dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, aprendo la quale il Presidente Giovanni Brugnoli aveva mostrato una slide nella quale si evidenziava in maniera molto evidente la diversità delle previsioni economiche costruite nelle ultime settimane da ben sedici tra osservatori economici e istituzioni governative, nel mondo. «Ma attenzione – ha osservato il Presidente Brugnoli – : non è un decimo di punto percentuale o meno nella crescita del PIL che fa la differenza. Limitare l’osservazione a questo senza tener conto che, in Italia, dal settembre 2008, si è perso il 25% dei volumi produttivi, significherebbe avere un approccio strabico, del tutto inadeguato a comprendere i processi in atto».
La questione posta dalla giunta riguarda i Paesi di antica industrializzazione che «devono ritrovare margini di competitività per reagire alla concorrenza di quelli più giovani». Questi ultimi «dovranno essere aiutati a crescere, anche nei consumi interni, perché possano assorbire più quantità di beni importati. I Paesi più industrializzati, per contro, dovranno fare in modo di riallinearsi ai primi se vogliono mantenere un qualche margine di competitività». «L’Italia – ha aggiunto Giovanni Brugnoli – da questo punto di vista, deve moltiplicare i propri sforzi per superare l’attuale gap competitivo che la penalizza su tanti fronti. Il costo del lavoro, per effetto di un cuneo fiscale (la differenza cioè tra il salario lordo, cioè il costo del lavoro per l’impresa, e quello netto in busta paga) elevatissimo. Il costo dell’energia, più elevato rispetto alla media dei Paesi europei di un terzo per il gas e della metà per l’energia elettrica. La pressione fiscale, ormai alle stelle. I tanti appesantimenti burocratici, che scoraggiano gli investitori. In definitiva, manca una reale politica per le imprese».
Che fare allora? La priorità è quella fiscale. «Le misure tampone, quelle che restituiscono con una mano ciò che riprendono con l’altra, non servono – osserva il Presidente Brugnoli -. La riduzione effettiva delle imposte non può che andare di pari passo con quella della spesa pubblica. Occorre rilanciare la spending review in modo organico e non episodico. Occorre un vero e proprio piano industriale per la Pubblica Amministrazione, decidendo le priorità sulle quali intervenire. Non più con tagli lineari, ma con tagli selettivi là dove vi sono sprechi e inefficienze».
L’attenzione della classe politica, tuttavia – è stato fatto osservare ripetutamente dagli imprenditori presenti – pare rivolta altrove, prigioniera di dibattiti su questioni lontane dalle necessità del Paese e di un clima inutilmente litigioso che rende obiettivamente difficile operare con efficacia. Se la politica c’è ancora, batta un colpo.
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