Il Consiglio lombardo vuole il referendum per l’abrogazione della legge Merlin
Il testo, passato in Lombardia, dovrà ora essere condiviso da almeno altri quattro Consigli regionali, secondo quanto previsto dall’articolo 75 della Costituzione
Il Consiglio regionale ha approvato oggi, con 41 voti favorevoli (maggioranza assoluta come richiesto dal regolamento) la proposta di referendum per la parziale abrogazione della legge Merlin. In dichiarazione di voto si sono espressi a favore Lega Nord, Forza Italia, Maroni Presidente, M5S, Fratelli d’Italia e Pensionati. Contrari PD, NCD e Patto civico.
Il testo dovrà ora essere condiviso da almeno altri quattro Consigli regionali, secondo quanto previsto dall’articolo 75 della Costituzione.
Il referendum chiede l’abrogazione parziale di una serie di articoli della Legge Merlin e degli articoli 531, 532, 533, 534, 535 e 536 del Codice penale, così come sostituiti dalla stesse legge 75 del 1958.
In particolare il provvedimento chiede di abrogare parte del titolo della legge, il titolo del Capo I relativo alla “Chiusura delle case di prostituzione”, l’articolo 1 e 2, parte dell’articolo 3 relativo a chi “abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa” o a “chiunque, avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione”. Il provvedimento chiede poi l’abrogazione dell’articolo 7, 9, 10, 11, 12, 13 e 14.
Respinto un ordine del giorno firmato NCD
che chiedeva il coinvolgimento di Anci e sindaci per “identificare regole e modalità per l’apertura di case chiuse e/o di quartieri a luci rosse”, “istituire una commissione regionale che predisponga un regolamento per l’esercizio della prostituzione” e attivare l’Asl per effettuare periodici controlli. Approvato invece un secondo ordine del giorno firmato NCD che impegna la Giunta a valorizzare le realtà del volontariato e del privato sociale che operano contro il racket della prostituzione e per il recupero delle donne, istituendo anche un apposito tavolo di lavoro.
La discussione sul provvedimento era iniziata in Commissione Affari Istituzionali lo scorso 5 marzo.
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