I comitati no via d’acqua contestano Expo Gate
L'opera, inaugurata il 10 maggio, è considerata dai comitati un'opera inutile e costosa
All’indomani dell’inaugurazione dell’Expo Gate, la struttura realizzata dall’architetto Alessandro Scandurra di fronte al Castello Sforzesco, tornano ad alzarsi le voci dei comitati contro la via d’acqua.
L’opera duramente contestata per il suo impatto, ritenuto inutile e invasivo sui parchi pubblici e sul tessuto urbano della città, ha riunito un comitato di cittadini contrari al canale in cemento che collegherà la città al sito dell’esposizione di Rho Pero, attraversando i parchi di Trenno, il Bosco in città e il parco delle Cave. Nel comunicato diramato oggi, domenica 11 maggio, si legge:
«I comitati contro la via d’acqua e contro le logiche speculative e trasformative di Expo 2015 sono andati a ricordare a tutti che non c’era alcun bisogno di inaugurare gli expo gate perché l’expogate é già iniziato tempo fa. Da mesi diciamo che Expo è una scusa per speculare sui territori, realizzare opere inutili per la collettività ma utili per arricchimenti privati, generare debito pubblico, sviluppare nuovi dispositivi di sfruttamento del lavoro e cementificare.
L’esempio della via d’acqua è emblematico, è simbolo del sistema expo, altro che mele marce o eccezione è la norma, l’interesse privato sovrasta l’interesse collettivo e deroga la politica».
Il riferimento è all’inchiesta che ha travolto i vertici di Expo Spa, con l’arresto del direttore pianificazione e acquisti Angelo Paris, braccio destro del commissario unico per l’esposizione Giuseppe Sala, e altre sei persone, per cui gli inquirenti ipotizzano i reati di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero alcuni appalti pilotati dell’Expo 2015, come il progetto Vie d’acqua appunto, la Città della salute a Sesto San Giovanni e anche alcuni ospedali della provincia.
I provvedimenti sono stati eseguiti nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ilda Boccassini, dai pubblici ministeri Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio e dal procuratore della repubblica Edmondo Bruti Liberati.
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