Milano conferma la sua vocazione imprenditoriale
Da un rapporto della camera di Commercio emerge che il capoluogo lombarda vanta il primato di densità produttiva. E dall'Expo ci si attende una spinta ulteriore
Un recente rapporto della Camera di commercio di Milano riassegna al capoluogo lombardo il primato di territorio a più elevata densità produttiva. La città ha infatti mantenuto la sua produttività, con 228 imprese e 1.171 addetti per km quadrato e tasso di crescita al +2,1% contro lo 0,2% del resto d’Italia.
Le imprese con più di 20 milioni di fatturato sono l’11% del totale. Questo anche grazie alle aziende straniere (36mila) che danno lavoro a 274mila dipendenti. Molto attive le imprese creative, 8,1% di quelle nazionali. C’è poi l’effetto Expo: nel periodo dal 2014 fino al 2016 si prevede una Milano che tornerà a crescere, con previsioni del +1,4% per industria e servizi e +2,6% per il reddito delle famiglie.
Certo, la crisi si è fatta sentire anche nella città più produttiva in Europa, ma i primi segni di un recupero si fanno vedere: la disoccupazione si infatti è stabilizzata, come un anno fa, sull’8%, sempre molto alta rispetto al 3,8% del 2008. Male soprattutto quella giovanile: un under 30 su cinque oggi non lavora. Sono circa 80 mila i residenti tra i 15 e i 29 che non studiano, non lavorano e non hanno formazione, vale a dire circa 20mila in più che negli ultimi due anni. Tra i settori più colpiti dalla crisi il manifatturiero (-1,2% gli ordini e -1% l’attività produttiva) e le aziende di produzione alimentare al dettaglio (-6,1% in produttività). Per quanto riguarda l’import/export, si è registrato un calo del 2,5% delle esportazioni e del 5,9% delle importazioni.
Nonostante ciò, Milano mantiene un primato di apertura internazionale, pari al 64,8% doppiando addirittura gli Usa (30%). A trainare le esportazioni sono stati i settori del made in Italy come il tessile e abbigliamento (+7,1%), spinto da pelletteria (+8%) e calzature (+17,4%), e l’alimentare (+4,1%). L’Europa resta il principale mercato, assorbendo il 57% dell’export milanese e il 72% dell’import, anche se in flessione mentre crescono le esportazioni verso l’Asia orientale (+6,6%) e rallenta il Medio Oriente (-8,2% complessivo con punte del -22,1% degli Emirati e -14,6% del Kuwait, in controtendenza Arabia Saudita, +14,6%).
Inoltre, la capitale della moda si aggiudica anche il primato di gateway internazionale del paese grazie alla grande quantità di turisti (7 milioni nel 2013), alle presenze in Fiera (quasi 1 milione di visitatori stranieri) e alla capacità di attrarre studenti stranieri (+16%). In città si concentra il 10% di tutti gli immatricolati stranieri nelle università del Paese, facendo di Milano la 24° città universitaria al mondo. Inoltre, il suo sistema aeroportuale è stato il primo in Italia per numero di voli (350mila) e merci movimentate (566mila tonnellate) ed il secondo, dopo Roma, per passeggeri (36 milioni). «Pur tra grandi difficoltà – ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano – il sistema economico milanese resiste, ma il numero delle imprese attive, circa 286 mila, rimane invariato grazie agli imprenditori stranieri. Nel breve termine contiamo che l’Expo sia un importante fattore di crescita ma non può essere invocato come il rimedio per tutti i mali. Occorre allora uno sforzo straordinario di istituzioni locali e del governo per sostenere le imprese che in questo momento investono nell’occupazione».
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