Dalla Liuc alla Silicon Valley alla scoperta di Google, Facebook e LinkedIn

Per tre settimane un gruppo di studenti dell’università castellanzese ha viaggiato nella Silicon Valley alla scoperta dei segreti delle più interessanti aziende del momento: “Negli scenari del futuro la Liuc può essere protagonista”

La Silicon Valley? Un sogno per molti, una realtà per 24 studenti della LIUC che quest’estate hanno avuto la possibilità di vivere per tre settimane nella “culla” delle startup. Lo Study Tour Silicon Valley, alla prima edizione, è una nuova iniziativa aperta a studenti dei tre corsi di laurea della LIUC (Economia, Giurisprudenza e Ingegneria) che coniuga perfettamente due punti di forza dell’ateneo, ovvero l’internazionalizzazione del percorso di studi e lo stretto rapporto con le aziende. In particolare, il progetto nasce con l’obiettivo di far conoscere agli studenti dove nasce questa nuova cultura del fare impresa nel segno dell’innovazione.
«Questa esperienza -spiega Samuele Astuti, Coordinatore del Lab#ID della LIUC e docente accompagnatore- è stata estremamente utile per gli studenti poiché hanno potuto affiancare ad una formazione teorica un approccio pratico grazie alle numerose visite ed incontri fatte presso start-up e aziende ormai consolidate nei settori ad alta innovazione tecnologica. Conoscere realtà di successo come la Sillicon Valley è importante per i nostri studenti per diventare loro stessi motore di innovazione».  Ad accompagnare gli studenti c’era anche Marco Astuti, docente universitario che da anni organizza viaggi di imprenditori italiani alla scoperta della Silicon Valley: «Anche con gli studenti della LIUC -spiega- siamo andati alla ricerca dell’american way of doing business, del modo giusto per avere successo o quantomeno per provarci. Per questo abbiamo incontrato oltre 25 tra docenti universitari e guru delle startup, tutti ci hanno confermato con le loro esperienze sul campo che a fare la differenza è soprattutto il team, elemento che rappresenta l’80% del valore di una startup. Posso dire inoltre che ho visto gli studenti crescere di giorno in giorno e intrecciare fra di loro dialoghi profondi che dimostravano quanto interesse avevano suscitato in loro le esperienze che stavano vivendo. Anche l’esame finale è stato per tutti molto positivo». 
Un programma decisamente intenso, quello dello Study Tour, con lezioni nelle università di Berkeley e Stanford, incontri con startupper e visite al quartier generale di colossi come Facebook, Google e LinkedIn. «Lo Study Tour -spiega una studentessa, Maria Viola Giachetti – mi ha permesso di vivere una realtà di cui tutti sentiamo parlare, ma che pochi sono in grado di comprendere a fondo. Le lezioni a cui noi studenti abbiamo assistito, tenute dagli esperti che quotidianamente si confrontano con le start-up, insieme alle visite in alcune delle aziende più famose al mondo, sono state esperienze che mi hanno resa consapevole della mentalità vincente della Silicon». Non è mancata poi una parte più puramente turistica: Yosemite Village, Las Vegas, Grand Canyon, Monument Valley, Sequoia National Park, Monterey sono solo alcune delle tappe effettuate. 
«Grazie alle numerose testimonianze tenute da illustri professori ed autentici guru –commenta un altro studente, Antonino Emanuele– abbiamo potuto toccare con mano l’essenza della Valley nonché gli ambienti in cui le startup muovono i primi passi, ovvero i coworking space e gli incubatori. Il giusto mix tra lezioni e visite guidate ci ha permesso di entrare nel cuore della California. Un’esperienza che ha influito sulla nostra apertura mentale, facendoci scoprire un nuovo modo di pensare e di agire, sia nella vita che nel business». 
Nel gruppo dello Study Tour anche Marco De Battista, Coordinatore Aree Economiche dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese: «L’idea che tutti abbiamo in mente riguardo alla Silicon Valley è quella di giovani inventori di App che guadagnano, grazie alle loro intuizioni, milioni di euro, in poco tempo. Un’immagine che però, alla luce di questa missione e dell’alto livello di interlocuzione che abbiamo avuto nelle varie realtà aziendali visitate, deve essere affiancata a quella di tutto un mondo dell’innovazione con il quale è possibile ed anzi è doveroso cercare di collaborare e instaurare rapporti a vantaggio di tutta la nostra fascia di imprese medium tech». Un esempio su tutti, quello del cosiddetto ”Internet delle Cose”, che sta aprendo ampi margini di utilizzo all’interno delle realtà più strettamente manifatturiere: “Le App possono essere sviluppate non solo per i nostri smartphone, ma, per esempio, per migliorare le prestazioni di una macchina utensile. In questo scenario il nostro territorio può far leva su uno strumento in più, su un ponte ideale tra la nostra industria e le ultime evoluzioni nel mondo della Silicon Valley, ovvero la LIUC. Così come dimostrato dal nostro Study Tour».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Settembre 2014
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