L’idea diversa di Expo secondo Boeri
Non è stata quella proposta dall’architetto, la direzione seguita per i lavori dell’Expo del 2015. “Ho perso la battaglia ma farò il possibile perché l’evento lasci un’eredità utile”
Applausi e domande per Stefano Boeri, architetto milanese, che ieri nella sala di Villa Panza ha aperto il ciclo di conferenze “Thinking Varese” riflettendo sul senso di questa professione e dei lavori di Expo 2015. Senza fronzoli e tanti giri di parole ha commentato così quello che per lui è stato un fallimento personale: «La mia idea di Expo nasce come progetto di trasformazione di un’area agricola in una dimensione di valorizzazione del territorio e del suo aspetto produttivo. Un progetto che parte dal mantenimento della stessa natura agroalimentare e vuole diventare un luogo in grado di raccontare una nuova agricoltura, un prototipo di un mondo possibile. Spingevo perché la linea guida valorizzasse questa dimensione per reinserirla nell’area metropolitana dopo che, dagli anni ’80-’90 città, natura e agricoltura si sono sovrapposte fondendosi tra di loro. È evidente che non sono stato così persuasivo. Poteva essere una sfida capace di vincere una battaglia, ma io l’ho persa. L’Expo del 2015 sarà diverso e giocherà sulla dimensione commerciale con la sua continua pianificazione di metri cubi di terreno da dedicare a terziario, la cui offerta ancora non è in grado di essere assorbita. Diversi, infatti, sono gli edifici di uffici destinati rimanere vuoti. Ma i giochi non sono ancora chiusi e farò il possibile perché l’evento mondiale lasci un’eredità utile».
E a una domanda di un ospite in sala che chiede all’architetto la sua opinione sull’autoreferenzialità degli edifici di zona Garibaldi (cioè il fatto che ogni palazzo sia stato concepito non in un’ottica comune, ma pensando a dare un "marchio personale" all’opera, ndr), Boeri risponde che, pur condividendo l’opinione comune della combinazione delle individualità dei singoli architetti, si ritiene soddisfatto della loro pianificazione nel rispetto dei principi dell’urbanistica. Riguardo il suo progetto di Porta Nuova commenta:
«Considero il bosco verticale un esperimento, un rischio, un’innovazione. Non vuole essere un contributo estetico alla città ma un apporto sostenibile al territorio in grado di affrontare il tema della biodiversità. È un luogo di lavoro e ricerca e un modo per dire che una nuova idea di rapporto diverso tra natura e città, artificio e architettura, è possibile».
Il Presidente dell’Ordine degli architetti di Varese, Laura Giannetti, ha ringraziato Stefano Boeri per essere intervenuto, aggiungendo che dare ossigeno a nuove idee e saper imparare anche dai propri fallimenti è l’unico modo per dare vita a nuove sperimentazioni.
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