Tangenti Agusta, la difesa di Orsi: “Processo senza prove”

Lunga arringa dell'avvocato Ennio Amodio che definisce il faccendiere Haschke una "variante del millantatore" e le indagini del pm Fusco sulle tangenti "piene di buchi, basate sulle calunnie di Borgogni e su interpretazioni errate"


E’ stata una lunga ed articolata arringa quella andata in scena oggi in aula a Busto Arsizio da parte di Ennio Amodio, legale di Giuseppe Orsi nel processo per le presunte tangenti ad esponenti dello Stato indiano e che vede imputati l’ex-amministratore delegato di Finmeccanica (quando era a capo di Agusta Westland) e l’allora suo braccio destro Bruno Spagnolini (poi suo successore al vertice dell’azienda elicotteristica). E’ durata oltre 5 ore l’esposizione della tesi del difensore che ha analizzato punto per punto l’indagine iniziata a Napoli dalle dichiarazioni dell’ex-capo della comunicazione di Finmeccanica Lorenzo Borgogni e proseguita poi a Busto Arsizio, dopo la richiesta delle difese di avocarla ai pm partenopei per competenza territoriale.

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ATTACCO ALL’INDAGINE – Proprio dalle dichiarazioni di Borgogni è iniziata la lunga arringa di Amodio il quale ha sottolineato come oggi sia stato denunciato per calunnia per aver ipotizzato versamenti alla Lega Nord, un’ipotesi di reato che l’ex-procuratore aggiunto Eugenio Fusco ha archiviato nelle settimane scorse. Amodio ha analizzato quello che definisce l’inquinamento delle indagini generato dai rapporti tra il faccendiere Guido Haschke e l’altro personaggio coinvolto nella mediazione, Carlo Gerosa. Il difensore ha messo in evidenza quelli che ha definito dei «vuoti sul versante delle indagini in India con una mancanza di qualsiasi attività istruttoria sulla condotta del maresciallo Tyagi e il travisamento delle prove che sono risultate insussistenti sul presunto accordo corruttivo». Amodio passa in rassegna tutte le contestazioni che porta l’accusa e sostiene che «il pubblico ministero non sa a che santo votarsi e parla di ipotesi di inquinamento di un atto che non viene provato. Annaspa nella ricerca di atti contrari che non sono stati nemmeno contestati. Va avanti per sillogismi sostenendo che il maresciallo Tyagi faceva parte della “famiglia” e quindi ogni pagamento ai cugini del maresciallo fatto da Haschke era in realtà per lui ma non c’è una prova che sia una di questa ipotesi».

HASCHKE MILLANTATORE – Le parole più dure il difensore le spende per descrivere la figura di Guido Haschke che viene definito un «trafficante di icone, più che di influenze – sostiene Amodio che poi approfondisce – la personalità di Haschke ha due facce diverse: il luccichio da una parte e l’opacità e la spregiudicatezza dall’altra. Luccica quando si accredita per entrare in Agusta Westland proponendo l’icona del capo di stato maggiore Sashi Tyagi che in realtà non conosce; si vanta di aver fatto abbassare la quota di volo degli elicotteri nel bando di gara ma non ha alcun merito in questo. Straordinario personaggio questo Haschke, ineffabile avvistatore e variabile del millantatore». Secondo Amodio, infatti, è quello che ottiene di più e che fa di meno per facilitare l’ottenimento della commessa degli elicotteri: «Vuole a tutti i costi entrare nell’affare e lo fa prima con il contratto Gordian e poi con le società che svolgono lavori per Agusta Westland, naturalmente lavori veri e necessari e non fittizi come sostiene l’accusa».


          (il collegio: al centro Luisa Bovitutti, Piera Bossi e Maria Greca Zoncu a destra)

IL RUOLO DEL MARESCIALLO TYAGI – Amodio analizza anche la ricostruzione dell’abbassamento delle quote, che sarebbe poi l’illecito dal quale scaturirebbe la necessità di pagare la maxi-tangente da 28 milioni di euro suddivisa tra Haschke, Gerosa e la “famiglia Tyagi”: «E’ evidente che Haschke non dice la verità quando sostiene davanti al pm di aver saputo dalla famiglia dell’abbassamento della quota perchè non specifica chi dei tre fratelli gliel’abbia detto e in quale circostanza – e attacca Fusco – perchè il pm non gliel’ha chiesto? Anche quando i consulenti vanno a cercare i soldi non trovano traccia dei pagamenti. I tre fratelli sono sempre silenti, non parlano mai e non interagiscono eppure, secondo l’accusa, influenzano e fanno pressioni sul cugino». Ma Amodio va oltre e spiega «fu il primo ministro indiano, il 19 settembre 2003, a chiedere l’abbassamento della quota in quanto era uno degli utilizzatori quindi poteva intervenire perchè si era presentato il problema della regolarità della gara intesa come raffronto tra diversi competitor. Il requisito operativo dei 6 mila metri d’altezza tagliava fuori tutti tranne Eurocopter e questo poneva un problema. In seguito, l’1 marzo 2005 è il National Security Advisor (che si occupa della sicurezza delle alte cariche dello Stato, ndr) dice che si deve emettere un nuovo bando di gara con le caratteristiche dell’elicottero russo che era già in servizio. Questo smentisce il potere assoluto che il pm dà al maresciallo Tyagi e dimostra che il magistrato ha travisato il significato di quanto scritto dalla Nsa che non suggerisce ma indirizza il Ministero della Difesa a tenere in considerazione per la gara le indicazioni del Primo Ministro». Amodio conclude spiegando che questa ricostruzione «rende una semplice presa d’atto il documento, citato ma mai riprodotto dal pm, del 14-3-2005 firmato dal maresciallo Tyagi nel quale si sancisce l’abbassamento della quota di volo a 4500 metri». Nella prossima udienza toccherà alla professoressa Galantini e il 2 all’avvocato di Bruno Spagnolini, Massimo Bassi, Sentenza il 9 ottobre.

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Pubblicato il 30 Settembre 2014
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