La Cgil si prepara per Roma e incontra il prefetto
Il sindacato scende ancora una volta in piazza al fianco dei metalmeccanici in piazza Libertà a Varese. La mobilitazione anticipa la partenza per la manifestazione del 25 ottobre
Quasi pronta per partire alla volta di Roma la Cgil varesina scende ancora una volta in piazza al fianco dei metalmeccanici per appoggiarne la mobilitazione e la richiesta di attenzione ma anche per dare la volata alla grossa manifestazione nazionale del 25 ottobre. Questa mattina in piazza Libertà, davanti alla sede della prefettura di Varese dove poi i delegati sono stati accolti, lavoratori e iscritti del sindacato si sono riuniti in presidio per dare una voce e un volto ad un malcontento che ci dice che la crisi non è finita. «Un giovane su tre è disoccupato, la cassa integrazione straordinaria aumenta, i licenziamenti dal 1 gennaio in provincia sono stati 2300 e solo per quanto riguarda le imprese con più di 15 dipendenti», il segretario provinciale Cgil Umberto Colombo lo dice coi numeri e lo ha riportato anche al prefetto di Varese Giorgio Zanzi dove insieme alla Fiom, questa mattina in sciopero di 4 ore, hanno portato una panoramica delle crisi aperte in provincia e le istanze che verranno portate con forza alla manifestazione romana.
«Domani chiuderemo la nostra mobilitazione sul territorio prima della grande mobilitazione del 25 ottobre – spiega il segretario Umberto Colombo -. Abbiamo organizzato presidi e iniziativi in tutta la provincia, da Varese a Gallarate a Saronno per chiedere che anche in
provincia di Varese il lavoro torni ad essere una priorità». E per la partenza verso Roma il segretario anticipa: «chiederemo al Governo e alle istituzioni locali di rilanciare una discussione vera sulle prospettive di lavoro e una iniziativa per tornare a parlare di politica industriale. Non ci ritroviamo nel quadro che ci dipinge addosso Renzi, non siamo antiquati ma disponibili all’innovazione purché il messaggio di cambiamento dia risposte dignitose ai lavoratori. La Cgil chiede di ridurre le 46 tipologie di contratti precari che ci sono in Italia e chiede che non si trovino strade di riforma che puntino alla riduzione delle tutele dei lavoratori».
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