Da un garage di Cadrezzate alla startup di Dublino

Si chiama Clamphero ed è un gadget disegnato e prodotto da un ragazzo di Cadrezzate e da un suo amico di Lodi, grazie a un computer e una stampante 3D. Però adesso hanno bisogno di voi

La storia di Davide e Niccolò è quella di due ragazzi normali e di un desiderio comune: trovare un lavoro. I nostri si conoscono al Ccr di Ispra. Davide, si sta laureando in fisica alla statale di Milano, con specializzazione sulle energie rinnovabili. Niccolò si occupa dell’assistenza alle decine di computer del Centro di ricerca europeo. Due teste insomma. Al termine dello stage i due si salutano, ma non si perdono. Davide si laurea, mentre Niccolò decide di trasferirsi a Dublino dove ha trovato lavoro in una compagnia assicurativa. «Subito dopo la laurea – racconta Davide – ho iniziato a cercare lavoro nel settore della ricerca e sviluppo per le energie rinnovabili. Ho mandato decine di curricula. A Eni, Enel, A2A, ST, un’azienda che produce semiconduttori e che collabora con i colossi dell’energia, ma non ho ricevuto nemmeno una risposta. Un muro di gomma». 
È in quel momento che Niccolò invita Davide a raggiungerlo in Irlanda. «Volevamo fare qualcosa insieme. Inventarci un lavoro». Nell’isola verde i due trovano le condizioni ideali per aprire un’azienda. «Per avviare la nostra Startup è bastata una mail, un incontro con il commercialista e 300 euro». È così che nasce Garagegeeks. Una nome che richiama l’idea delle imprese nate nei box auto degli anni ’70, Apple e Microsoft per intenderci, e quella dei geeks, gli occhialuti secchioni appassionati di computer e nuove tecnologie. 

Cosa fa Garagegeeks?
«Al momento produciamo un gadget in plastica biodegradabile che abbiamo chiamato Clamphero. Un’idea che è venuta a Niccolò durante un viaggio in aereo a Malaga. In sostanza si tratta di un porta cellulare, o tablet, che si attacca ai sedili e ti permette di guardare quello che vuoi senza farti anchilosare una spalla o venire il torcicollo. Insomma dopo quel viaggio abbiamo iniziato a guardare se esisteva qualcosa di simile in giro».

E non c’era?
«In realtà esistono molti supporti, ma sono tutti pensati per essere fissati all’interno delle macchine. Nessuno per i sedili degli aerei, o di altri mezzi. Così abbiamo deciso di progettare il primo prototipo con un programma di disegno 3D, poi lo abbiamo stampato con una stampante tridimensionale e infine abbiamo registrato il design del prodotto». 

Disegnare un’idea è una cosa, andare in produzione però è molto costoso.
«Infatti. Abbiamo fatto una stima rivolgendoci ad alcuni stampatori ed è venuto fuori che per produrne alcune migliaia di pezzi, ci sarebbero voluti 50mila euro. Chiaramente non li avevamo».

Quindi che avete fatto?
«Abbiamo deciso di organizzare una campagna di microfinanziamento su Kickstarter, una piattaforma di crowdfunding online, presentando la nostra idea al web. Era inutile partire chiedendo una cifra elevata, così abbiamo scelto di iniziare chiedendo 6mila euro per produrre un certo numero di Clamphero. Fino a 100 saremmo riusciti a realizzarli con la nostra stampante. Ma se raggiungeremo la cifra chiesta, compreremo altre 6 stampanti 3D per far partire la produzione». 

Come sta andando la raccolta?
«Siamo quasi a quota 4mila euro, ma se non raggiungiamo i 6mila, tutti i soldi tornano a chi li ha versati. In realtà i soldi arrivano a Garagegeeks solo se si raggiunge la quota richiesta».

Cosa guadagna il sostenitore nel momento in cui decide di appoggiare la vostra idea?
«Ci sono vari "premi" a seconda di quanto si offre. Ti faccio un esempio: se versi 120 euro noi ti diamo cinque Clamphero. Se un’azienda decide di sostenerci noi produciamo i pezzi di cui ha necessità e così via». 

Quanto manca alla fine della campagna di crowdfunding?
«Mancano esattamente sei giorni, venerdì 19 si chiude la campagna. Kickstarter concede 30 giorni per ogni progetto».

Ma perché non avete lanciato quest’iniziativa in Italia?
«Ci sono molte piattaforme di crowdfunding, in Italia ad esempio è attiva Indiegogo, ma Kickstarter è la principale e più conosciuta al mondo. Peccato che nel nostro paese non si possano lanciare progetti». 

Oltre a Clamphero state realizzando altri progetti?

«In realtà Clamphero è solo la prima idea. Vorremmo comprare materiale di consumo come resistenze elettriche, condensatori e cose di questo tipo per sviluppare progetti nell’ambito della domotica. La nostra idea è quella di rendere la tecnologia elettronica intelligente e alla portata di tutti».

In bocca al lupo
«Crepi». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2014
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