Guzzanti presenta “La Trattativa”, pienone a Varese

Il Teatro Nuovo pieno per la proiezione dell'ultimo film di Sabina Guzzanti. Una serata molto partecipata che ha visto la presenza anche di Salvatore Borsellino

C’era fila, ieri sera, davanti al Cinema Teatro Nuovo di via Dei Mille: già un’ora prima dello spettacolo parecchie persone attendevano l’apertura dei cancelli per potersi accaparrare un biglietto per la serata. Un pubblico eterogeneo che interrogato sul motivo di tanto coinvolgimento rispondeva: “Per curiosità”, per la voglia di “vederci chiaro” e “capire qual è la verità”. A suscitare un interesse così alto, la proiezione del film documentario di Sabina Guzzanti “La Trattativa”: l’opera, che analizza la negoziazione tra lo Stato italiano e Cosa nostra, è stata presentata lo scorso anno, fuori concorso, alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Un gran lavoro corale ha impreziosito la proiezione del film a Varese: numerose le associazioni presenti, da Libera al Movimento delle Agende Rosse, passando per Arci Varese e Antimafia 2000, e diversi gli input di riflessione offerti al pubblico, culminati nel dibattito finale con la stessa Guzzanti e Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso dalla mafia nel ’92.
Innanzitutto i giovani: presenti gli studenti delle scuole medie di Gavirate, Cittiglio e Laveno che, all’interno del progetto “Cittadinanza e Costituzione” sono stati accompagnati dalle insegnanti alla proiezione del film. Una semplice fruizione passiva? A osservare i volti delle studentesse salite sul palco per recitare alcuni testi, che raccontavano del dolore dei familiari delle vittime di mafia o dedicati al Pm Nino Di Matteo, si direbbe di no: luccicavano gli occhi, a quelle ragazze, e l’emozione sembrava andasse a braccetto con la consapevolezza di quanto stessero recitando.

L’applauso che le ha ringraziate per l’impegno è stato forte e ancora più forte è stato quello regalato a Sabina Guzzanti, entrata in sala al termine della proiezione del film. Aveva uno smartphone in mano, la Guzzanti, e percorrendo il corridoio d’ingresso riprendeva i volti dei presenti: tutti coloro che a Varese, così come in altre parti d’Italia, hanno fino ad ora riempito i cinema in ciascuna delle oltre 430 proiezioni fatte. “Grazie a tutti per la vostra presenza – ha salutato l’artista – stiamo continuando a presentare “La Trattativa” e la risposta del pubblico c’è sempre. E’ quello che più conta: si tratta di un una “Operazione di Democrazia” nata da un gruppo di persone che ha scelto di compiere un gesto di impegno civico, raccontando dei fatti oggettivi e facendo da interpreti fra essi e i cittadini”. Sabina Guzzanti si è poi soffermata sulle difficoltà incontrate durante la realizzazione del film a causa del mancato riconoscimento di interesse culturale da parte dello Stato e della proiezione in Parlamento qualche mese fa (a cui ha partecipato solo un numero limitato di parlamentari).

Il dito puntato sulle Istituzioni, quindi, ma anche sul mondo dell’informazione: “Il film e l’interesse che sta suscitando sono argomenti assenti dai media: anche nelle settimane in cui sulle prime pagine dei giornali capeggiava la notizia del presidente Napolitano ascoltato dai giudici sulla trattativa Stato-Mafia, il nostro film non era citato. Abbiamo ricevuto tanti inviti, ma poi si sono tutti volatilizzati; in questi mesi stiamo assistendo a qualcosa di eccezionale: cittadini che si impegnano liberamente, affittano sale, si occupano dell’organizzazione e della vendita di biglietti, pur di poter vedere il nostro lavoro, ma la stampa, nemmeno quella locale, dà spazio alla notizia di questa forma di partecipazione attiva”. Intenso anche l’intervento di Salvatore Borsellino, emozionato, ma determinato nel raccontare la sua verità, quella legata alla tragica fine del fratello Paolo, ucciso 57 giorni dopo il giudice Falcone. Come quando dal pubblico chiedono come mai, dinanzi alla verità di legami sempre più stretti fra lo Stato e le organizzazioni mafiose, fra la gente si avverta più rassegnazione che indignazione, e Borsellino risponde: “Perché per indignarsi ci vogliono due cose: rabbia, ma anche speranza. La speranza più grande la possono dare le nuove generazioni: mio fratello Paolo cercava e si fidava dei giovani, per questo bisogna far crescere in loro il senso dello Stato, perché non basta dire la verità, bisogna difenderla”.

Applausi, dal pubblico, per il lavoro di Sabina Guzzanti, per la testimonianza di Salvatore Borsellino, per il nome del Pm Nino Di Matteo, minacciato dalla mafia e ricordato più volte per il lavoro che sta svolgendo oggi: applausi da una Varese che, in una sera di febbraio, all’invito a partecipare e a riflettere, ha risposto “presente”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Febbraio 2015
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