Premio Kiefer Hablitzel: la giovane arte svizzera

In mostra al Museo d'Arte i finalisti del premio che annualmente assegna una borsa di ricerca per dieci giovani artisti che si sono distinti per la loro produzione

C’è tempo fino al 15 febbraio per vedere l’opera dei bravi artisti under 30 presso il Museo d’Arte sul lungolago di Lugano selezionati dal premio Kiefer Hablitzel che annualmente assegna una borsa di ricerca per dieci giovani artisti che si sono distinti per la loro produzione.

I vincitori di quest’anno provengono, dopo una prima selezione di candidature, dal concorso federale Swiss Art Awards, che si è svolto nel giugno 2014 in concomitanza con Art Basel. Il premio, giunto alla X edizione, espone per la prima volta nel museo luganese in quanto viene assegnato a turno ad un’istituzione culturale appartenente alle tre principali aree linguistiche della Svizzera.

Due gli artisti che vanno segnalati per la più diretta fruibilità della propria arte. I lavori del ticinese Marco Scorti (soprattutto il grande formato) e quelli della svizzero tedesca Selina Baumann hanno una notevole dote comune: possono arredare una casa, il che non sempre è scontato nell’arte contemporanea. Su questi due la lettura è immediata, magari diversa da quello che l’artista intendeva, ma ciascun osservatore può vederci qualcosa che colpisce e che, in definitiva, è piacevole.

Ci sono poi quelli che si distinguono per la capacità emotivizzante della loro istallazioni, indispensabile quando l’arte supera, e non è difficile, il confine della razionalità. E’ il caso dell’assurda, ma non per questo meno interessante, proiezione video a due canali di Florian Lüthi intitolata “L’erbe a couteau”. E’ il caso anche dell’animazione video proposta da Adrien Chevalley, con cuscini decorati e, volendo, birretta fresca in degustazione. Vedere per credere !

Il più provocatorio nella sua essenzialità è, a seguire, lo zurighese Thomas Moor, che ha proposto una ghirlanda colorata a perimetro di una stanza. La tentazione di banalizzare un’opera come questa è fortissima, ma è bene non farlo senza un accorto approfondimento, che non si ha il tempo né forse è opportuno fare su un artista così giovane.

Infine i due che meglio si distinguono, entrambe donne, per il percorso di ricerca artistica, ad oggi, apparentemente meglio delineato. Selina Baumann è laureata in Belle Arti a Zurigo ed ha recentemente concluso il suo master in Scultura presso l’Università di Amburgo. Utilizza la ceramica per “portare sulla terra” le immagini mostruose che le si formano in mente e che, in una certa misura la perseguitano continuamente. Lei le percepisce, le disegna dettagliatamente e poi dà loro forma in sculture bizzarre, a tratti goffe e buffe, forse ispirate anche dai racconti ‘horror’ nei quali si cimenta. Selina ha in Louise Bourgerois la sua artista di riferimento.

Bianca Ott è invece un’artista che vive e lavora a Basilea, dove è tesista in un master dopo la laurea in belle arti. La parte più interessante dell’intervista che il curatore Elio Schenini ha fatto a Bianca è quella nella quale la basilese parla del proprio corpo come di una superficie proiettiva sulla quale cimentarsi: la Ott è dunque un’artista del corpo; non a caso si esprime molto bene anche nello shooting fotografico come modella. Le sue artiste di riferimento sono Cindy Sherman e Marina Abramović .

A Lugano ha portato diverse cose, ma sopratutto “Streaptease”, un’istallazione costituita da un paio di jeans appena abbandonati sul pavimento e da una serie di salviettine struccanti ‘imbevute’ del proprio makeup, cioè anche di tracce della propria umidità, materialità e, in definitiva, della propria umanità. Un modo molto efficace di portare in scena l’artista, della quale l’osservatore percepisce la presenza immateriale, anche senza sapere come è fatta, perché può immaginarne l’odore ed il sapore. Streaptease, tutto sommato insignificante nel suo contenuto di colori e di segni, ha un potenziale conturbante che l’osservatore non superficiale può cogliere dentro sé. Nella sua umidità ed aromaticità immaginaria, Streaptease può essere considerata un’istallazione erotica, che va oltre la semplice provocazione. Un esempio di opera poco materica, che si colloca quasi del tutto all’interno della mente dell’osservatore. 

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Pubblicato il 06 Febbraio 2015
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