Debora: “Non voglio un assegno di mantenimento, voglio lavorare”

La storia di una ragazza che voleva fare la parrucchiera. Combatte da anni contro il cancro, ha avuto una figlia e non si arrende alla disoccupazione

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Caro direttore

Vorrei raccontare la mia storia. Sono una comune ragazza che aveva deciso di fare la parrucchiera nella vita. Un lavoro che mi piaceva molto, ho studiato per prendere il diploma regionale in quest’ambito, seguito corsi e specializzazioni… (Foto di repertorio)

Nel 2011 mi viene diagnosticato un carcinoma al seno, vengo operata e sottoposta a chemioterapia, al mio rientro al lavoro perdo il lavoro (lavoravo presso un negozio di acconciatura in Svizzera). Mi viene detto che il lavoro di parrucchiera non è proprio idoneo visto l’intervento subito, cerco in altro settore ma non ho nessun riscontro! Mi iscrivo al collocamento mirato di Varese che avrebbe il compito di trovare un posto di lavoro idoneo a chi possiede un’invalidità.

Mi viene concessa un’invalidità civile del 100%. Nell’attesa di un posto di lavoro a me idoneo cerco di qualificarmi facendo un corso di contabilità e uno di segretaria di studio medico (tutto a mie spese), ancora nessun riscontro. Devo vivere da sola con una pensione di circa 290 euro al mese.

Verso la fine del 2012 e inizio 2013 mi viene diagnosticata una recidiva locale di carcinoma al seno, vengo sottoposta a diversi interventi tra cui una mastectomia bilaterale e successivamente vengo di nuovo sottoposta a chemioterapia, cerco continuamente lavoro, ora più che mai è sconsigliato il lavoro di parrucchiera! Ancora nessuna chiamata dal collocamento mirato e le migliaia di curriculum che mando da sola non hanno mai avuto riscontro.

Inutile dire che economicamente non sono autosufficiente e devono per forza sostenermi i miei genitori, situazione al quanto demotivante per una ragazza di 30 anni che vive da sola! Non ne potevo più di questa situazione così inizio a lavorare a chiamata in un ristorante, successivamente part-time, in ogni caso un lavoro sconsigliato per le fonti di calore e l’utilizzo del braccio per portare piatti pulire locale ecc….. Cerco di nuovo come parrucchiera e inizio a lavorare ad ottobre presso un negozio di acconciature. Avevo diverse difficoltà, il braccio operato si gonfiava spesso e mi faceva male, ma a fine mese avevo lo stipendio!

Febbraio 2014 vengo sottoposta di nuovo a intervento e chemioterapia per un’altra recidiva di carcinoma locale.
Decido, non per scelta, di dare le dimissioni dal posto di lavoro come parrucchiera, ora è del tutto sconsigliato fare la parrucchiera. Di nuovo collocamento mirato, tanti curriculum e nessun riscontro!
Contro ogni aspettativa e speranza quell’estate scopro di essere incinta, era il momento sbagliato e avevo tante preoccupazioni per la mia salute e quella del bambino, ma affronto la paura e decido di portare avanti la gravidanza. Dicembre 2014 un’ulteriore recidiva locale durante la gravidanza, vengo sottoposta a un piccolo intervento locale e si rimanda la rivalutazione dopo il parto che verrà anticipato alla 38° settimana.

La mia piccola bambina combattiva quanto me viene al mondo dopo 24 ora di travaglio indotto con un cesareo d’urgenza. Sono sfinita ma stiamo tutte e due bene! La Pet eseguita dopo due mesi dal parto non segnala presenza di malattia cosi non vengo sottoposta a chemioterapia!
Continua l’incessante ricerca di lavoro, ma l’unico lavoro che trovo ha un trattamento economico a provvigione per me impossibile da sostenere, provo per un mese, ma l’asilo nido della bambina mi costa di più di quanto guadagno così mi dimetto.

Nel frattempo sto studiando per poter prendere il diploma di ragioneria! Di nuovo collocamento mirato e migliaia di curriculum, nessun risultato!
Il mio compagno ha un lavoro precario con contratti rinnovati ogni 2/3 mesi e abbiamo una bambina, ora più che mai è essenziale che anche io lavori!
Nel 2016 mi viene riscontrata un’altra recidiva nell’altro seno…..vengo sottoposta a intervento e tuttora sto finendo la chemioterapia, la pet fatta poco fa è negativa e voglio credere che non ci sia una prossima volta! Sono ancora alla ricerca di lavoro!

Ho parlato di interventi, chemioterapia e il fantastico arrivo di una bambina, al di là delle difficoltà fisiche ci sono stati momenti che emotivamente credevo di non poter sopportare, ho avuto crolli, poi di nuovo forza e crolli! Ho pianto molte notti chiedendomi perché la vita mi stesse facendo tutto questo! Ancora me lo chiedo…

Quello che fin ora ho imparato è che la vita mi ha riservato diverse difficoltà, e sto lottando per affrontarle, ma la discriminazione che ho incontrato nell’ambito lavorativo e nella società di oggi sono troppe e nessuno fa nulla per cambiare la situazione! Ho contattato assistenti sociali del mio comune per poter trovare un lavoro, oltre al solito collocamento mirato! La realtà è che purtroppo non sembra essere un mio diritto il lavoro, ma lo è quello di pagare le tasse e tutte le utenze con quasi nessuna sovvenzione!

Ora ho 33 anni e non voglio un assegno di mantenimento bensì voglio lavorare! Senza sentirmi dire che non ho esperienza o qualifiche al dì fuori del ramo delle acconciature, perché non l’ho scelto io di dovermi orientare altrove! Chi sia il vero ente responsabile di questo non aiuto ancora non è chiaro, assistente sociale? collocamento mirato? Inutile cercare di dare una colpa, perché quello che esigo è una risposta!

Il mio compagno ha il solito lavoro precario e io percepisco la solita pensione, come si può vivere dignitosamente in queste condizioni?

Art. 1 della Costituzione Italiana “L’ Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”

Art.3 “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazioni di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economia e sociale del paese “

Art.4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”

Questi sono i nostri principi fondamentali che non ho per nulla riscontrato nel mio caso! Certamente esiste un responsabile della mia situazione, ma quello che cerco ora non è un capro espiatorio, bensì una soluzione fatta di concretezze e non più di parole o “le faremo sapere”: chiedo il diritto di lavorare come tutti! Mi manca ancora un anno per riuscire a conseguire il diploma, io ho messo tutto il mio impegno nonostante tutte queste difficoltà economiche e fisiche per aspirare a una posizione economica non dico di benessere ma almeno dignitosa! Ora mi piacerebbe che questo sistema ovviamente sbagliato, si facesse un esame di coscienza!
Come trovo una soluzione? A chi davvero devo rivolgermi? Ho anche io diritto al lavoro?

Cari direttori, responsabili di migliaia di uffici e agenzie per il lavoro che ho tappezzato se foste voi in questa situazione? O peggio i vostri figli? Certo una soluzione esiste, forse io non conosco la “giusta” persona!
Lascio a voi la riflessione di questo racconto che è LA MIA VITA, nella speranza che un giorno anche per me sarà possibile avere diritto al lavoro!

Debora

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 01 Luglio 2016
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