La lettera bufala della Regione che chiede ad un sindaco di accogliere 285 immigrati
L'assessore regionale Viviana Beccalossi scoperchia il casso annunciando denuncia ai carabinieri. La lettera, su carta intestata della Regione, era un falso
“Pensavamo di averle viste tutte, ma quella di una ‘lettera-bufala‘ a dir poco grottesca, inviata da un sedicente direttore generale di Regione Lombardia che scrive a un sindaco chiedendogli di provvedere a porre in essere quanto necessario per accogliere ben 285 immigrati, ci mancava. Se il contenuto della missiva è ridicolo, è invece grave che l’autore abbia utilizzato titoli e carta intestata con il logo di Regione Lombardia. Per questo abbiamo deciso di sporgere denuncia presso le autorità competenti”.
Lo afferma Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana, rendendo nota una lettera, indirizzata al sindaco di Borghetto Lodigiano, Giovanna Gargioni, su carta intestata di Regione Lombardia, con tanto di logo con rosa camuna bianca su sfondo verde e numero di protocollo, firmata da un sedicente ‘direttore generale per il territorio’ che chiedeva al sindaco ‘a seguito delle disposizioni del Prefetto di Lodi e con l’approvazione del Consiglio regionale’, di mettere a disposizione tutto ciò che è necessario per ospitare ’68 nuclei familiari, composti complessivamente da 285 immigrati provenienti dal Nord Africa, ai quali garantire anche assistenza medica, corsi di lingua e formazione scolastica obbligatoria per i minori’.
“La segnalazione mi è arrivata direttamente dal sindaco Gargioni, attraverso il consigliere regionale Pietro Foroni – spiega Viviana Beccalossi – e se ciò fosse accaduto qualche giorno fa avrei pensato al più classico dei ‘pesci d’aprile. E invece la lettera esiste e il fatto che sia firmata da un fantomatico dirigente di Regione Lombardia, ci ha costretti a far si’ che il direttore generale al Territorio, quello vero, Roberto Laffi, sporgesse denuncia presso i Carabinieri. Un atto dovuto, da considerarsi un deterrente per evitare eventuali emulazioni, visto che il contenuto della lettera già di per se appariva inverosimile, se non addirittura assurdo”.
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