Il bilancio di Confartigianato guarda alla ripresa senza dimenticare gli esclusi

Nell'incontro di fine anno il presidente Davide Galli ha parlato anche di quelli che non ce la fanno. «Non è retorica ma è una domanda che dobbiamo porci soprattutto in questa fase»

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In genere quando si fa il bilancio di fine anno, specialmente se si tratta di un’associazione di categoria, il rischio di cedere alla tentazione dell’autocelebrazione o del lamento fine a se stesso è sempre molto alto. A livello macroeconomico il 2017 è stato un buon anno, quindi va da sè che ripresa, crescita del manifatturiero e risultati del piano industria 4.0 rientrino nel bilancio di Confartigianato Imprese Varese. Così come ci rientrano le iniziative realizzate sul territorio, a partire dal Faberlab, l’unico innovation hub della Lombardia, e  VersioneBeta, vere e proprie fucine dedicate alla produzione e formazione in chiave digitale, per arrivare al lavoro di ricerca sulla competitività dei territori e all’impegno per un rilancio dell’occupazione nelle zone a rischio “desertificazione”,  come il Luinese.

Non così scontato è invece il riferimento che Davide Galli, presidente dell’associazione di viale Milano,  ha voluto dedicare agli esclusi, cioè a tutte quelle persone che non trovano posto nel bilancio. «Io sono stato fortunato perché non ho mai dovuto licenziare nessuno – ha detto Galli – ma non posso fare a meno di pormi una domanda sul destino di questi lavoratori».

Forse una risposta a quella domanda non esiste, ma il fatto che il presidente di un’associazione così forte e rappresentativa se la sia posta in un contesto pubblico è importante perché la legittima, sollecitando negli interlocutori una riflessione. In questi anni Confartigianato ha spinto molto sull’apertura culturale, facendo passare messaggi legati all’economia civile, organizzando incontri con economisti fino a ieri considerati eretici, come per esempio Leonardo Becchetti e Luigino Bruni, ma sempre più centrali nel dibattito corrente, non solo accademico. «A cosa serve essere allineato? Le imprese  non si iscrivono perché sei Confartigianato – ha rimarcato Galli – . La nostra associazione sta continuando a crescere anche se alcune logiche sono criticate al nostro interno».

Il rapporto tra scuola e occupazione è un altro tema che trova spunti in ogni dibattito. La Confartigianato varesina è stata la prima in Italia a sperimentare il sistema duale, l’alternanza scuola-lavoro, con un accordo che ai tempi fece molto discutere. La critica ricorrente è da anni sempre la stessa: la scuola non forma le figure professionali che servono alle imprese. «Spetta all’azienda formarle – ha sottolineato Galli – perché le professionalità vanno ritagliate sulla singola impresa». In questo senso c’è molto da fare perché tra Lombardia e Veneto ci sono almeno 300 mila figure di manodopera specializzata ancora scoperte, al punto che le grandi aziende se le rubano a vicenda.

Gli imprenditori, per necessità, sono sempre avanti rispetto ai politici. Galli però è preoccupato perché in questa campagna elettorale tra i contendenti non emerge una visione chiara del sistema Paese. Il piano industria 4.0 e la figura del ministro Calenda, che sembra non volersi ricandidare, sono le uniche poste positive alla voce politica. «L’ultima cosa che mi interessa – ha concluso il presidente di Confartigianato – è il superammortamento o l’iperammortamento. Gli investimenti le pmi li hanno fatti, ma credo che il loro cambiamento di mentalità vada accompagnato. E se ci fosse un qualche aiuto legislativo non sarebbe male».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2017
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