I bambini hanno bisogno di rallentare

La proposta dello psicomotricista Roberto Soru è rispettare i tempi dei bambini e porsi in ascolto dei loro bisogni

Generico 2018

Il tempo dei bambini deve rallentare, tornare a una dimensione più adatta all’infanzia, perché bruciare le tappe comporta danni al loro sviluppo: “Quella dei ritmi e dei tempi troppo frenetici è una criticità molto diffusa nelle famiglie di oggi” sottolinea Roberto Soru, psicomotricista relazionale con quarant’anni di esperienza, fondatore del Centro di picomotricità relazionale e dell’omonima Scuola triennale di Varese che a giugno avrà i suoi primi diplomati.

Se il problema è comune e quotidiano può essere utile risolverlo agendo “non sulle famiglie ma con le famiglie, puntando sulla relazione” precisa l’esperto che a questo proposito, oltre al lavoro in studio, ha avviato due progetti di formazione integrata tra genitori, educatori e insegnanti a Luino e a Morosolo. Dall’esperienza di formazione di Luino (su una comunità di circa 40 adulti) nascono l’associazione Il nocciolo e la scuola materna “I bambini del bosco” che accoglierà i primi iscritti a settmebre nello spazio dell’ex agriturismo Paù di via Dumenza, mentre a Morosolo l’idea è quella di ampliare una collaborazione che dura da 25 anni con la scuola elementare con una serie di incontri che coinvolgano anche le mamme e i papà.

“Quello che proponiamo agli adulti non è psicoanalizzare il bambino, ma condividere una cultura pedagogica che pone genitori ed educatori in ascolto, consapevoli del fatto che alcuni comportamenti inopportuni dei piccoli possono essere in realtà espressione di un bisogno  – spiega Soru – Ascoltatre e comprendere questi bisogni e lavorarci può essere più efficace che non concentrarsi esclusivamente sui comportamenti”. Insomma l’approccio della psciomotricità relazionale di Soru propone di porre attenzione alle cause delle manifestazioni del disagio dei bambini. Coinvolgere gli adulti che si occupano del bambino nello stesso percorso di formazione serve da un lato a rendere più consapevoli genitori ed educatori, e dall’altro aiuta a coordinare linguaggi e interventi educativi per non confondere il bambino in difficoltà.

Anche perché può succedere che gli atteggiamenti problematici dei bambini siano in realtà il riflesso o la rielaborazione di una situazione di difficoltà che i bambini percepiscono nel contesto in cui vivono anche in famiglia: “Ad esempio ci sono bambini di prima elementare che parlano di ansia, uno stato d’animo che non fa parte della loro età ma che probabilmente percepiscono negli adulti“, racconta Soru precisando che la psicomotricità è “un approccio educativo preventivo finalizzato al mantenimento della qualità della vita e del benessere”. “Non interveniamo su diagnosi specifiche conclamate ma su situazioni quotidiane di difficoltà anche comportamentali, di bambini troppo aggressivi o al contrario troppo introversi – aggiunge – Spesso all’origine di questi problemi c’è il mancato rispetto dei tempi naturali dell’infanzia. Un problema intrinsecamente legato alla società di oggi, che tende a riempire troppo il tempo dei bambini. A volte per trovare la soluzione giusta bisogna rallentare e ascoltare”.

 

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Pubblicato il 19 luglio 2018
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