“Prima gli italiani bianchi, latini e eterosessuali”

Lo scrive su Huffington Post il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato

Avarie

“I nostri governanti passano l’estate a sdoganare i sentimenti peggiori delle persone e a demolire conquiste civili che pensavamo acquisite per sempre. Il “prima gli italiani” è diventato “prima gli italiani bianchi, latini e eterosessuali”.

L’informazione viene continuamente richiamata ad adeguarsi al nuovo pensiero dominante, che poi è quello vecchio, di un tempo che speravamo di aver superato”.
Lo scrive su Huffington Post il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato.

“Hanno attaccato la legge Mancino sostenendo che fascisti e razzisti vanno combattuti non con le leggi ma confrontando le idee. – spiega Mirabelli nel suo intervento – Hanno spiegato che gli omosessuali sono cittadini di serie B, incapaci di essere genitori. Hanno chiarito che, tra un pubblico ufficiale che offende e espone al pubblico ludibrio una persona di origine rom e la invita a scendere da un mezzo pubblico e la persona offesa, ha ragione e va premiato il capotreno. Il ministro degli Interni ha spiegato di considerare una medaglia l’accusa di istigazione all’odio razziale”.

“Di fronte a tutto ciò chi reagisce viene guardato con sufficienza. Si dice che il Paese è cambiato e che noi non lo capiamo ma si ha paura di dare giudizi di difendere le libertà e i diritti, di sostenere i principi elementari di convivenza. In troppi – commenta il Senatore Pd – preferiscono sminuire ciò che sta succedendo e sono preoccupati di mettersi controcorrente”.

“La sinistra, che deve rifondarsi, non può prescindere da tutto ciò: deve dare battaglia senza quartiere coniugando la difesa dei valori, delle libertà e dei diritti con quella dei più poveri e dei più deboli della società. A costo di essere impopolari, – conclude Mirabelli – dobbiamo contrastare la strada che Salvini e soci indicano al Paese, che porta indietro. È l’unico modo per stare coi ragazzi che hanno riempito le strade italiane per raggiungere il Papa e che hanno testimoniato voglia di condivisione e fratellanza non certo di costruire muri. Ed è il nostro dovere non accettare di essere subalterni a una idea dell’Italia intollerante, rabbiosa e invidiosa”.

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Pubblicato il 13 Agosto 2018
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