Larkin e Zanetti, emozioni varesine sul ghiaccio olimpico: “Fieri di questa esperienza”
A margine di Slovacchia-Italia 3-2 parlano i due azzurri di casa nostra, autori di un'ottima prestazione. Il veterano: "Competere qui è splendido". L'attaccante: "Incredibile affrontare certi campioni che ho visto solo in tv"
Dal nostro inviato – C’è una certa rabbia mista a delusione tra gli azzurri dell’hockey su ghiaccio, al termine del secondo incontro del torneo olimpico. L’Italia ha perso di strettissima misura, 3-2, con la Slovacchia, formazione teoricamente di livello molto superiore che però ha dovuto attendere gli ultimi secondi del match (e una penalità dubbia comminata a Larkin per ritardo del gioco) per poter esultare. E, anche, tirare un sospiro di sollievo, perché gli azzurri (doppietta di Matt Bradley, italo-canadese in forza al Bolzano) hanno dimostrato di valere gli avversari anche sul piano del pattinaggio restando tonici per tutti i 60′. E poco conta che la Slovacchia abbia tirato molto di più: i portieri Fadani e Clara (subentrato nel finale) si sono opposti con precisione e coraggio tenendo viva la partita fino alla sirena.
Tra i protagonisti in azzurro, spiccano anche i due varesini, Thomas Larkin e Marco Zanetti, che hanno avuto un ruolo e un minutaggio importanti da parte del c.t. Jukka Jalonen.
Il capitano è stato in pista con la consueta pulizia e solidità anche in situazione di penalty killing e ha fatto segnare un punto (assist) in occasione della seconda rete. Il giovane malnatese ha mostrato lampi di classe in parecchie occasioni sia in fase d’attacco (un assist clamoroso non sfruttato da Morini, dischi rubati, due penalità causate agli slovacchi). Insomma, un peso notevole nell’economia dell’Italia. Li abbiamo incontrati nella mixed zone di Rho per carpire le loro emozioni su un palcoscenico globale e meraviglioso come quello dei Giochi Olimpici.
LARKIN: FIERI DI NOI – «La nostra è stata una partita ottima; abbiamo lottato fino alla fine contro una squadra che presenta tanti giocatori di alto livello come la Slovacchia. Siamo fieri della prestazione ma siamo anche un po’ delusi perché siamo andati vicini a portarla a casa».
Il capitano cresciuto a Cocquio Trevisago e ora residente a Casciago (e che gioca in Germania a Villingen-Schwenningen) allarga lo sguardo all’intera esperienza di questi giorni. «La sensazione che si vive alle Olimpiadi è incredibile e questo lo avvertiamo sin dall’inizio della nostra presenza qui a Milano Cortina. Ed è splendido essere qui non solo per giocare ma anche per riuscire a competere con squadre di questo livello. Il fatto che a ogni partita siamo lì ci rende molto fieri».
ZANETTI – «Ho giocato bene? Grazie, ma credo che tutti oggi abbiamo fatto un’ottima partita. Peccato per il risultato, avremmo meritato qualcosa in più» spiega Marco, 24 anni di Malnate, ruolo attaccante, un presente a Lugano nella Lega Nazionale svizzera.
A margine dell’impegno agonistico, anche Zanetti sta vivendo un momento unico a livello umano. «Essere alle Olimpiadi è una bellissima esperienza: è fantastico vedere tantissimi atleti partecipare, lottare e cercare di di portare a casa delle delle medaglie. A partire dall’Italia che sta riuscendo a vincere tanto, e nel villaggio con noi ci sono gli atleti dello short track che hanno centrato l’oro a squadre miste».
E poi c’è la possibilità di confrontarsi con i più forti del mondo della propria disciplina, faccia a faccia come vuole l’hockey. «Sì, abbiamo incontrato giocatori che ho sempre visto in solo in televisione, basti pensare a tutta la squadra del Canada a partire da gente come Crosby che ho sempre ammiro. E poi altri campioni come lo svedese Nylander oppure Slafovsky nella Slovacchia: è davvero bellissimo giocarci contro».
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