Il ruolo dei genitori e la felicità dei figli

Oltre 350 persone giovedì sera alla biblioteca Frera per ascoltare lo psicologo Alberto Pellai e la moglie Barbara Tamborini in un dibattito intimo, nonostante la folla, sulla felicità in famiglia

pellai

“Nella famiglia felice i conflitti ci sono. Si litiga, ma lo si fa bene, non per annientarsi a vicenda ma per capirsi e trovare insieme una soluzione”. Ad affermarlo il docente universitario di psicologia dell’evoluzione Alberto Pellai e sua moglie Barbara Tamborini (pedagogista), protagonisti giovedì sera dell’incontro su “Essere Genitori, essere figli” ospitato dalla biblioteca Frera di Tradate e promosso dall’associazione Amici di Piero Chiara.
Nonostante le 350 sedie posizionate nel grande salone, tra gli scaffali colmi di libri, molti genitori sono rimasti in piedi per ascoltare e partecipare a un dibattito quasi intimo e familiare, dove le teorie mediche e psicologiche, le scoperte della neuroscienza e le pratiche pedagogiche si sono necessariamente mescolate ad aneddoti familiari. Alcuni reali, in cui ogni mamma e ogni papà potrebbe riconoscersi, altri letterari, tratti dal primo romanzo scritto dalla coppia dopo tanti saggi: “Zitta” (edito da Feltrinelli), sulla storia della vita di Angela, come figlia e come madre.

LA CABINA DI REGIA
“La posizione del genitore è di fronte al figlio – ha affermato Pellai – educare i figli è come essere il comandante di un aereo, bisogna mantenere la rotta decisa, dare delle regole e farle rispettare, consapevoli che nessuno dei nostri figli ci ringrazierà per questo, perché il loro ruolo nella famiglia è un altro, e lo compiono anche mettendo alla prova la sicurezza del genitore”. Ma ci sono dei momenti in cui le mamme e i papà devono anche saper fare un passo indietro, e lasciare che il figlio possa commettere errori da cui imparerà. “Chi l’ha detto che il buon genitore deve fare i compiti insieme al figlio? – si è chiesto Pellai – Nei quaderni possono esserci degli errori, perché sbagliare è un passaggio necessario e importante per chi sta imparando”.

FIGLI INFELICI
Cosa rende felice un bambino, o un ragazzo? “Le relazioni con gli altri rendono felici le persone, ad ogni età – ha affermato Barbara Tamborini – per questo sin da piccoli è importante che i bambini siano liberi di relazionarsi con i pari, che si sentano capaci nel creare rapporti con i coetanei, e se all’inizio può esserci qualche difficoltà il genitore deve facilitare l’approccio al gioco, alla relazione, per poi farsi da parte e lasciare che proseguano da soli”. Ma quelle valide sono le relazioni reali, quelle coltivate occhi negli occhi, “perché il faccia a faccia è un fattore di protezione fondamentale, ridotto dal mondo virtuale che sembra aver preso il sopravvento”, ha avvertito Pellai, invitando a mantenere almeno lo spazio della famiglia protetto dalla iperconnettività. “Se la generazione dei ragazzi di oggi è tra le più depresse e infelici di sempre è anche colpa dell’iperconnettività, che ruba tempo e spezio alle interazioni vere, occhi negli occhi”.

LA RABBIA
Tra gli spunti di riflessione più dibattuti quello sulla rabbia, una delle sei emozioni primarie, che non va negata. “Spesso dietro la rabbia dei bambini che oggettivamente ci pare ingiustificata c’è l’incapacità di elaborare altre emozioni, più difficili, come la tristezza per una separazione”, ha detto la Tamborini affermando che l’unica strada per poter “sciogliere” la rabbia e passare dall’atteggiamento iroso al confronto, è quella di accoglierla e riconoscerla. “Cosa che avviene di rado, soprattutto nei confronti dei maschietti cui, per tradizione culturale insegniamo a non piangere a mostrarsi forti. Ma è sbagliato. Anche i maschi possono essere tristi, e devono imparare sin da piccoli a non respingere questa emozione ma a gestirla. “Negli adulti la violenza di genere spesso si consuma all’interno della coppia ed è una razione rabbiosa che esplode al posto della tristezza, magari per una separazione”, ha aggiunto Pellai.

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Pubblicato il 12 ottobre 2018
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