Socrem, un esempio di ecologia cimiteriale

Di Pier Fausto Vedani

cremazione

Le fiamme dell’inferno che ci possono attendere dopo avere varcato la frontiera dalla quale nessuno è mai tornato, sono quanto meno una sgradita prospettiva. E quando noi cristiani combiniamo qualche malestro che non rispetta le tavole della legge ecco che ci viene prospettato un soggiorno finale da evitare assolutamente.

È forse anche per un inconscio timore di quel focherello che non ho mai preso in considerazione l’ipotesi della cremazione. Un doppio flambé alla fine della vita mi è sempre sembrato eccessivo: anche se quello  sulla terra è indolore, psicologicamente per alcuni può essere un freno.

Sono molti, 2700 per l’esattezza, i varesini iscritti alla So.Crem, su un totale quasi di 8000 in provincia. La società, regista accurata e sensibile dell’ultimo passo di nostri concittadini, venne fondata nel 1880, a 10 anni dalla Breccia di Porta Pia quando i laici erano in fase ascendente e noi tutti qui a Varese eravamo indicati come  comaschi, dai quali ci saremmo staccati nel 1927 con l’istituzione della nostra provincia.

Como, fondata una ventina di secoli prima, era stata un solido riferimento di territori  che collegavano  il Lario al Verbano. Leggendo il numero di settembre  del ”Nibbio”, pubblicazione molto curata e documentata della Società di Cremazione, mi sono ricordato di un dato che in qualche modo ho interpretato scaramanticamente e alla faccia del “rustin” che tanto mi tiene lontano appunto dalla cremazione: i centenari che hanno aderito sono una quantità notevole rispetto al numero dei soci e contano  se non  su un battaglione certamente  su una compagnia di rappresentanti del  presunto sesso debole. Sono infatti oltre quota 70  le nostre centenarie, molto meno numerosi gli uomini  che hanno perso il duello per la longevità.

C’è da rilevare a proposito anche della serenità dell’ambiente So.Crem dove  non ci si limita  all’attività… funebre anzi non si perde d’occhio la vita con i suoi valori, cultura compresa. Ricordiamo allora che il 1 novembre ci sarà un concerto a Palazzo Estense a cura di So.Crem.

È anche doveroso sottolineare  la civiltà della  lettera aperta scritta dal presidente So.Crem al sindaco Galimberti sulla situazione difficile degli affollatissimi cimiteri che gravitano su Varese e sulle problematiche che tutto il settore cimiteriale del Paese deve affrontare. E che da noi è stato riportato all’attenzione da una concittadina grazie a una lettera  scritta  a Varesenews dopo una amara  esperienza personale.

L’intero palazzo, non il solo sindaco  dovrebbe cogliere l’occasione per scelte comuni, non partitiche in ordine a situazioni difficili  per tutti, amministratori civici e semplici cittadini. Noi pensiamo che i miracoli non si possono fare, ma sarebbe un grande risultato arrivare a una pianificazione condivisa, che tuteli cioè l’intera comunità per qualche decennio.

In una città giardino da recuperare rispetto non a tempi lontanissimi ma all’altro ieri, ci stanno bene passi avanti anche per una ecologia cimiteriale, avendo cioè attenzione anche alla saggia collaborazione sociale e culturale degli abitanti.

La So.Crem è un esempio di questo fai da te della comunità. Insomma ci piacerebbe una politica più vicina e attenta alla gente come è accaduto in passato. Quando a tutti i migliori  venivano aperte le porte dei palazzi e  non si ricorreva alla presunta saggezza di analfabeti del sapere. Saliti al Nord, magari  purtroppo anche  dalla stessa Milano, per spiegarci  come si fa.

E da quarta  città d’Italia  in alcune  classifiche, oggi siamo già avanti lungo il viale del tramonto.
È fatale  che accada  se riaffiora un altro celodurismo. Quello del comprendonio.

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Pubblicato il 11 ottobre 2018
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