Corbo: “L’anima del Pd è europeista”

Il neo segretario provinciale del Pd Giovanni Corbo vive nel Varesotto da dodici anni. È sindaco di Besnate e fa il dirigente in un'azienda di trasporti. "Il partito deve ritrovare una sua riconoscibilità. È l'Europa il nostro orizzonte ideale"

giovanni corbo

Quando nel 2006 lasciò la sua Campania per trasferirsi nel Varesotto non poteva immaginare un percorso pubblico come quello che sta vivendo.

Giovanni Corbo ha 45 anni ed è originario di Benevento. Sposato con Carolina, ha una bambina di otto anni, Rebecca Nives. Una passione sfrenata per la letteratura che lui stesso definisce come bulimica. Laureato in Ingegneria Elettronica all’Università Federico II di Napoli ricopre un ruolo come dirigente d’azienda in una importante società di servizi nei trasporti.

Fino al 2008 non si era mai occupato di politica in modo diretto, anche se aveva forte un impegno civico. Poi è subito arrivata l’esperienza amministrativa a Besnate, prima come assessore e poi come sindaco. Da pochi giorni è il nuovo segretario provinciale del Pd. Scelto senza le primarie perché espressione unitaria di tutto il partito.

Come è arrivato alla politica?

«Con la nascita del Pd. Prima avevo solo passione ma non ho mai fatto militanza. Nel 2008 ho deciso di cominciare a fare politica attiva perché mi sono riconosciuto nel progetto del Partito Democratico nel 2008. In una fase storica nella quale la globalizzazione cominciava a produrre in modo sempre più evidente i suoi effetti, così come la crisi economica, il progetto del Pd dimostrò di aver compreso prima di altri quello che stava accadendo e si presentava con una forte caratura innovativa e riformista. Restai affascinato dalle visioni che esprimeva e mi iscrissi»

Appena iscritto al Pd ha subito iniziato ad avere un impegno pubblico…

«Si. Nel 2009 mi hanno chiesto di entrare in una lista nel mio comune di Besnate. Abbiamo vinto le elezioni e per cinque anni ho fatto l’assessore. Nel 2014 poi sono diventato sindaco».

Gli anni della crisi videro nascere diverse iniziative di protesta di alcuni imprenditori. Besnate ospitò in quegli anni gli incontri degli “Imprenditori che resistono” o contadini del tessile come vennero definiti. Che ricordo ha?

«Con Dario Di Vico, fui uno dei promotori di alcune serate che si tennero a Besnate per ospitare e approfondire i temi lanciati da quel movimento. Credo che lì per la prima volta gli imprenditori manifestarono una critica nei confronti del centrodestra, ovvero il campo che più di altri aveva rappresentato i loro interessi. In quella fase il Pd ha saputo ben intercettare le dinamiche che stavano cambiando e le difficoltà che anche il mondo dell’impresa stava attraversando».

Quali erano i suoi riferimenti ideali prima ancora dell’inizio della sua militanza politica Partito Democratico? Quali le sue figure di riferimento?

«Sono sempre stato affascinato dai temi della legalità e del rispetto delle regole. Sarà perché vengo da una terra che sotto questo profilo ha avuto molti problemi, ma io ho sempre avuto rispetto e anzi sono sempre stato affascinato dalle regole. Non ho invece figure di riferimento in particolare ma, ad esempio, ho avuto molta ammirazione per il senso dello Stato che ha dimostrato Giorgio Napolitano da Presidente della repubblica. In una fase nella quale il paese attraversava un momento difficilissimo Napolitano ha rappresentato un modello incredibile per il senso di responsabilità che ha dimostrato, anche con scelte difficili e prese in grande solitudine».

Veniamo al partito che oggi ha il compito di guidare in provincia di Varese. Secondo lei come è arrivato al pessimo risultato delle elezioni di marzo?

«Credo che il Pd abbia dato una spinta a questo paese. I nostri governi hanno prodotto riforme importanti comprendendo prima di altri che le dinamiche socio-economiche stavano profondamente cambiando. Lo abbiamo fatto con Bersani e in modo ancora più deciso con Renzi e Gentiloni, ma ci sono cose che non hanno funzionato.  Non abbiamo fatto squadra e abbiamo tagliato i ponti con la società di mezzo, con tutti i corpi intermedi per intenderci. Vorrei essere chiaro, questo lo stanno facendo anche Salvini e Di Maio ma loro dicono cose semplici e molto più “comprensibili”. Noi invece avevamo un’articolazione di pensiero e uno sviluppo d’azione più complesso. In quella fase i corpi intermedi avrebbero avuto un ruolo importante per la nostra azione di governo, anche a costo di fare riforme più di compromesso. Ci avrebbero aiutato non solo a veicolare messaggi più complicati ma anche a fare da barriera all’onda di rigetto che i cambiamenti hanno prodotto. Probabilmente è li che noi abbiamo peccato, o almeno questa è la lettura che mi sono fatto.
Abbiamo pensato che era talmente palese la bontà del lavoro che abbiamo fatto da credere che le persone lo avrebbero accolto senza problemi. Detto questo sono anche convinto che ci sono stati nella politica fattori esogeni che non si può pensare di controllare. Penso a questo vento politico che soffia nel paese per il quale è diventato normale fare i muri, mettere i fili spinati, parlare di armarsi e sparare».

Come è arrivato a essere indicato come candidato unitario del Pd?

«Per me è stato importante il risultato del 4 marzo. In quell’occasione ho capito che non potevo limitarmi a dare un apporto al partito solo come amministratore del mio paese, ma dovevo fare di più. La molla è arrivata da lì e mi sono detto: qua bisogna impegnarsi. Io credo che i Governi del centrosinistra abbiano lavorato bene ma hanno avuto una pecca: sono stati visti solo come i governi della stabilità. E la stabilità va bene per chi sta bene ma non per chi soffre. Abbiamo voluto rassicurare tutti mantenendo lo status quo, ma la stabilità del sistema è un messaggio politico che a chi è povero e disperato non può andare bene. Al di là di queste riflessioni la mia candidatura è stata una candidatura unitaria frutto di un dialogo e di una sintesi tra le varie sensibilità del partito a livello provinciale. Sono lusingato della fiducia che mi è stata data e so che il mio incarico sarà faticoso».

Avete già deciso la composizione della sua segreteria?

«Ci sono dei passaggi tecnici da rispettare, prima faremo la direzione del partito che a sua volta indicherà la segreteria. Sicuramente il percorso sarà più veloce dell’ultima volta perché non arriviamo dalle primarie ma da una candidatura unitaria. Quello che posso dire è che io vorrei che la mia segreteria fosse rocca di amministratori e di giovani. Di amministratori perché oggi purtroppo il Pd paga lo scotto di uno stallo dei vertici nazionali del partito che ha tolto punti di riferimento e oggi credo che i pochi che in politica mantengono la fiducia delle persone siano gli amministratori dei comuni. I giovani, invece, perché abbiamo bisogno di innovazione e di nuovi argomenti. Spesso parliamo di problematiche che riguardano il mondo giovanile senza saperne nulla. Loro invece possono non solo portarle ma rappresentarle».

Che priorità da alla sua azione? Quali temi?

«Uno dei problemi del nostro partito è la scarsa riconoscibilità. Forzando un po’ il discorso potremmo dire che oggi chi vota Lega è perché è contro l’immigrazione,  chi vota il Movimento 5 Stelle è per l’antipolitica e il reddito di cittadinanza. Questa forte riconoscibilità, invece, non vale per il Pd e allora dobbiamo trovarla. L’anno prossimo ci sono le elezioni europee e io credo che sia un’occasione per trasformare il nostro partito nella bandiera dell’europeismo. Anche noi abbiamo le nostre critiche all’Europa e vogliamo che molte cose vengano cambiate, però, l’Europa rappresenta altro. È il modo che ci permetterà di gestire la globalizzazione e diminuire la disuguaglianza. Queste cose non le fai se chiudiamo gli stati, alziamo i muri e le frontiere. E queste battaglie si possono fare anche a livello provinciale».

Un’altra priorità?

«Il partito ha pagato una scarsa organicità nel suo modo di comunicare. La comunicazione non deve essere solo l’ultimo anello del percorso, ma un metodo che accompagna tutto il processo decisionale della nostra linea politica. E soprattutto deve essere trattata nello stesso modo, a livello nazionale così come qui: da Ispra, a Lonate Pozzolo, a Luino a Busto Arsizio e Varese».

Che urgenze ha la provincia di Varese?

«La questione ambientale ed in particolare la gestione delle acque. Tutto il tema del sistema idrico merita un’attenzione speciale perché il cambiamento climatico sta producendo effetti pericolosi e perché le nostre reti sono spesso obsolete e in pessime condizioni. L’acqua diventerà sempre di più un bene scarso e prezioso e in provincia, con Ato, la società Alfa e tutti la catena degli enti deputati a gestirla abbiamo delle sfide cardine da affrontare e seguire da vicino. L’altra grande priorità è il lavoro. Anche in questa provincia esiste il tema delle disuguaglianze economiche che portano a dinamiche per le quali lo stipendio di una grande fetta di popolazione non basta ad affrontare le spese. Su questa tematica il Pd deve riacquistare la fiducia delle persone perché anche qui a Varese, dove abbiamo un tessuto economico che offre lavoro, cresce la disuguaglianza».

Quale strategia per le elezioni amministrative del 2019?

«Nella prossima tornata elettorale andranno al voto tanti comuni di dimensioni medie e piccole. Sono realtà nelle quali ognuno ha le sue dinamiche e situazioni diverse da analizzare. Quello che cercheremo di fare sarà stabilire un dialogo costante con i nostri circoli e suddividere il più possibile il territorio in aree omogenee così da poter dare un contributo ai programmi elettorali con idee su problematiche più complesse che riguardano aree sovracomunali omogenee. Anche per non andare in ordine sparso sui grossi temi».

Lei si ricandiderà sindaco a Besnate?

«Si. Poi la scelta se riconfermarmi spetta ai miei concittadini, ma io vorrei dare ancora il mio contributo per il paese»

Per le primarie nazionali del Partito Democratico ha già fatto una scelta di campo?

«Voglio attendere, il campo è ancora troppo vago. Arriviamo a questo appuntamento troppo tardi e io ho sempre fatto presente questo problema laddove mi era possibile. Ora finalmente abbiamo fissato una data, spero che il quadro si chiarisca il più in fretta possibile».

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Pubblicato il 03 dicembre 2018
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