Adriano Olivetti e il jazz. A Ivrea tutto è possibile

All’Open Jazz Festival si celebrano i 30 anni dell’ensemble Odwalla. Sabato 30 marzo, Davide Ielmini presenta il volume “Il suono ruvido dell’innocenza”

Lucino Dolcifeste

Memorie di Adriano”: questo il titolo dell’Open Papyrus Jazz Festival d’Ivrea e Canavese in programma da oggi, mercoledì 27 marzo a sabato 30, nella città che fu di Olivetti. Guida etica e virtuale della manifestazione sarà, appunto, Adriano: da un lato quello raccontato da Marguerite Yourcenar nel romanzo “Memorie di Adriano” e dall’altro l’imprenditore che disegnò, e realizzò, un’idea nuova di impresa modellata sul principio di “comunità” aperta.

A spiegare il nesso logico tra le due figure è Massimo Barbiero, direttore artistico del festival: «L’Adriano della Yourcenar porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo e si sente responsabile della bellezza del mondo. È quello che accade anche a noi, qui a Ivrea: anche qui c’era un Adriano di cui troppo spesso si citano le memorie. Le influenze che ha avuto sul territorio e, ultima, la candidatura all’Unesco. Sì, è vero, qui c’è stata un’età dell’oro. La responsabilità che sentiamo è allora quella della memoria, e questa 39esima edizione del Festival è ormai parte di quella memoria. E la cultura è memoria che va salvaguardata».

La memoria va conservata e raccontata. Il compito spetterà a Davide Ielmini, presente sabato 30 alle ore 18 nella Sala S. Marta di Ivrea con Gianmario Pilo della Galleria del Libro. Al centro dell’attenzione la presentazione del libro “Il suono ruvido dell’innocenza – Musica, gesti e immagini di Enten Eller” (si può acquistare su www.massimobarbiero.com) che Ielmini – giornalista e scrittore varesino da anni impegnato nell’approfondimento della musica jazz e delle sue implicazioni sociali – ha composto in occasione dei 35 anni dalla fondazione dell’ensemble: una fra le espressioni più longeve, e corroboranti, dell’improvvisazione libera non solo italiana. Nello stesso tempo si festeggeranno anche i 30 anni dell’ensemble Odwalla. Entrambi i gruppi hanno dato il via alla loro avventura discografica attraverso l’etichetta varesina Splasc(h) Records fondata da Peppo Spagnoli ad Arcisate.

Claudio Sessa, critico del “Corriere della Sera”, docente in conservatorio e voce di Radio Tre e Radio Svizzera, scrive nella prefazione a “Il suono ruvido dell’innocenza”: «Il metodo di lavoro di Ielmini ci porta nel cuore avventuroso di questi uomini e queste donne…quando Ielmini parla di “chi la musica l’ha vissuta” intende proprio, in maniera forte, questa trasfigurazione. E allora questo libro può diventare anche un importante modello per chiunque voglia avviare una ricerca sul campo che arrivi a decifrare il mondo…del jazz nazionale. Perché le interviste di Ielmini alla fine rivelano un disegno. Non servono solo a far emergere le persone, ma a delineare i contorni e le attitudini della “super-entità” costituita da Enten Eller». la postfazione è a cura di Luciano Vanni, direttore di JazzIt. Enten Eller è formato da: Massimo Barbiero (batteria e percussioni), Maurizio Brunod (chitarre elettriche), Alberto Mandarini (tromba e flicorno) e Giovanni Maier (contrabbasso).

Un libro unico nel suo genere perché riscrive la storia degli Enten Eller partendo dalle origini. Un “contrappunto di voci” – i musicisti che hanno fatto parte dell’ensemble e poi ne fuoriusciti, i musicisti che ne fanno parte tutt’ora, le danzatrici, gli ospiti, gli scatti fotografici – che porta il lettore in un puzzle di sensazioni, riflessioni, punti di osservazione dalla forte componente storica ed emozionale. Un racconto nel quale non manca un intero capitolo dedicato ad Adriano Olivetti con quella sperimentazione collettiva che ha portato Ivrea, negli anni passati, ad essere un esempio non solo facoltoso sotto il punto di vista produttivo ma anche laboratorio creativo lungimirante.

Qui il programma: http://www.music-studio.it/IT/

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2019
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