Lo specialista di cure palliative: “Quei pazienti non morirono per il protocollo Cazzaniga”

Il consulente dell'Asst Valle Olona ha esaminato in aula 11 dei 12 casi di morte al pronto soccorso di Saronno, addebitati al medico che si definiva l'angelo della morte

gianpaolo fortini asst sette laghi

«Ritengo che nessuno dei casi di morte in pronto soccorso analizzati, possano ritenersi causati dai farmaci iniettati dal dottor Cazzaniga».

A parlare è Gianpaolo Fortini, responsabile della struttura semplice delle Cure palliative e Terapia del Dolore dell’Asst Sette Laghi, chiamato come consulente dall’avvocato Giuseppe Candiani, legale dell’Asst Valle Olona, a processo come responsabile civile nel procedimento che riguarda l’ex-medico del Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno Leonardo Cazzaniga, accusato di aver provocato la morte di 12 pazienti da lui curati utilizzando farmaci quali propofol, midazolam e morfina.

Il medico specialista, ascoltato in qualità di consulente della difesa dell’Asst Valle Olona, è stato netto sulla questione attorno alla quale ruota gran parte di questo processo (che vede alla sbarra anche medici e dirigenti sanitari dell’ospedale saronnese per favoreggiamento e omessa denuncia): l’uso di farmaci anestetici da parte di Leonardo Cazzaniga ha portato alla morte dei pazienti oppure no? Il medico ha seguito le corrette procedure nei confronti dei pazienti in questione, alleviandone le sofferenze, o ha accelerato la morte di pazienti che avrebbero potuto vivere ancora?

La risposta che dà Fortini è inequivocabile ed è basata sull’analisi delle cartelle cliniche e della storia clinica degli 11 casi analizzati (manca quello del signor Brasca, inserito a processo iniziato, ndr). Per lui solo un caso avrebbe potuto destare qualche sospetto, quello relativo alla signora Moneta, ma anche qui non sarebbe possibile stabilire con precisione se la morte è imputabile ai farmaci utilizzati per sedare o se è intervenuto un infarto.

Insomma, l’analisi presentata da Fortini sembra poter mettere in luce aspetti nuovi per la corte d’Assise che ha ascoltato il parere di un esperto di cure palliative che, tra l’altro, ha sostenuto che questo tipo di cure possono essere esercitate anche in Pronto Soccorso proprio perchè spesso i medici hanno a che fare con pazienti che provano dolore e sofferenza tali da rendere difficili interventi salvavita e quindi è necessario metterli in condizione di essere curati in maniera adeguata.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 29 marzo 2019
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