Erano cure palliative o omicidi? La difesa di Cazzaniga chiede una perizia

La difesa del medico accusato di aver provocato la morte di alcuni pazienti del pronto soccorso di Saronno l'ha richiesta per chiarire le posizioni opposte dei periti di parte. La corte deciderà nelle prossime udienze

processo leonardo cazzaniga

«Serve una perizia medico-legale del tribunale su tutti i casi di omicidio contestati a Cazzaniga tra le mura dell’ospedale di Saronno». È questa la richiesta dei legali di Leonardo Cazzaniga a questo punto del processo nei suoi confronti, nel quale gli vengono contestati 15 omicidi, 13 dei quali commessi ai danni di pazienti del Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno, morti – secondo l’accusa – in seguito alla somministrazione di farmaci anestetici in dosi tali da provocarne il decesso.

«Non possiamo dimenticare il punto di partenza di questo procedimento penale – ha spiegato Ennio Buffoli nella sua richiesta alla Corte d’Assise – : l’ipotesi investigativa per cui Cazzaniga somministrava medicinali al fine di provocarne la morte. Le consulenze della difesa di due medici palliativisti come Fortini e Zucco hanno dimostrato conclusioni diametralmente opposte a quelle dell’accusa. La differenza sta nel considerare queste persone pazienti ordinari o terminali».

Nell’enfasi oratoria Buffoli si spinge oltre: «Si tratta dello snodo principale di questo processo che farà storia e lascerà il segno nelle vicende giudiziarie e politiche di questo Paese. Questa contraddizione va risolta. Servono esperti terzi che chiariscano il rapporto causa-effetto tra cure e morte. Si è partiti con l’ipotesi di accusa di omicidio volontario ma col passare delle udienze si parla di assunzione di responsabilità diretta». Alla richiesta dei legali di Cazzaniga si sono unite anche le difese dgli altri imputati e il responsabile civile Asst Valle Olona.

La difesa ha anche dichiarato la disponibilità alla sospensione dei termini di custodia cautelare durante l’accertamento peritale. La richiesta è stata formalizzata per 13 casi, tutti tranne quelli di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici.

Il pubblico ministero Gianluigi Fontana ha dichiarato il proprio parere contrario (così come quello delle parti civili) ma, a questo punto, è difficile evitare questo passaggio: «I dati sono già stati acquisiti ascoltando i consulenti delle due parti. A nostro parere – ha proseguito Fontana – la valutazione va fatta sui verbali, sulle intercettazioni e sulle testimonianze. Non abbiamo mai attaccato. Cazzaniga decideva autonomamente e senza solide basi scientifiche quanto e come doveva vivere un paziente,questa era e rimane la nostra tesi. Il tema della sedazione palliativa c’è stato sin dall’inizio. Se proprio si deve fare va allargata agli altri imputati accusati di favoreggiamento».

La corte deciderà nei prossimi giorni se incaricare dei propri periti per dare seguito alla richiesta della difesa e ha respinto la richiesta del pm di sciogliere la difesa nell’udienza odierna.

Nell’udienza di questa mattina è stato eseguito il controesame dell’accusa nei confronti dei due periti della difesa di Cazzaniga, un anestesista e specialista di cure palliative come Furio Zucco e un medico legale. Per il luminare, che ha risposto alle domande del pm Fontana, «non si può non tenere in considerazione la solitudine di Cazzaniga nel prendere alcune decisioni come quelle delle cure palliative. Non è noto che il settore infermieristico sia diventato autonomo rispetto a potere decisionale del medico. Il Sitra è parte di questa autonomia. Perchè Cazzaniga non si è rivolto a strutture vicine? Da noi in Lombardia si sta arrivando solo ora a definire il servizio di cure palliative. Credo che Cazzaniga non conoscesse questo servizio, che, comunque probabilmente doveva essere attivato prima dai medici di base. La legge 38 sulle cure palliative è poco conosciuta anche dai medici stessi. Attualmente Saronno fa molto riferimento su cure palliative Garbagnate. Prima non accadeva».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2019
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