La collega: “Vidi Laura Taroni che faceva un prelievo a Cazzaniga”

La dottoressa che eseguì le analisi sui campioni di sangue di Massimo Guerra conferma le accuse al medico alla sbarra per 14 omicidi: "Mi fidai di lui"

leonardo cazzaniga

Leonardo Cazzaniga era al corrente di quanto stava accadendo al marito di Laura Taroni e aiutò l’amante fornendo anche del sangue per falsificare gli esami che attestavano il falso diabete di Massimo Guerra.

Lo si evince chiaramente dalla testimonianza della dottoressa Simonetta Sangion, che in rito abbreviato aveva rimediato una condanna a un anno e 2 mesi con pena sospesa per falso ideologico e che quel 1° novembre del 2012 era arrivata da poco all’ospedale di Saronno.

Il processo è quello nei confronti del dottor Cazzaniga, ex-viceprimario del Pronto Soccorso del nosocomio saronnese alla sbarra con 14 capi d’imputazione per omicidio, tre dei quali tra i familiari dell’infermiera e amante Laura Taroni, già condannata all’ergastolo anche per la morte del marito e della madre.

Ecco cosa ha raccontato di fronte alla Corte d’Assise questa mattina, venerdì: «Quel giorno la Taroni venne da me con due provette, una per l’emocromo e una per la biochimica che, in un paziente diabetico, valuta la funzionalità renale, la concentrazione degli elettroliti e quindi anche la glicemia e la funzionalità epatica. Mi disse di aver fatto personalmente il prelievo al marito e la prescrizione delle analisi. Cazzaniga si avvicinò a lei e mi pregò di assecondare la richiesta dell’infermiera, io mi fidai del collega e dell’infermiera, presi le due provette di sangue e disposi le analisi per il laboratorio dell’ospedale. Verso le ore 17.30 di quel pomeriggio, circa un’ora dopo l’accettazione di Guerra Massimo, il tecnico di laboratorio mi chiamò per avvisarmi che il valore del potassio del paziente era incompatibile con la vita. Dissi al tecnico che era impossibile e che quindi il prelievo era inquinato. Gli dissi di annullare le analisi perché lo avremmo ripetuto su un altro campione del biochimico. L’emocromo venne comunque validato. Chiamai la Taroni in triage e le dissi che si doveva effettuare un secondo prelievo di sangue perché era necessario effettuare nuovamente le analisi. Subito dopo la stessa Taroni venne nuovamente da me in ambulatorio e mi chiese di annullare la richiesta. Dopo qualche minuto tornarono da me insieme e mi dissero di disporre nuovamente le analisi, cosa che io feci inserendo nuova richiesta alle ore 17.35. Tutti questi comportamenti mi sembrarono strani; chiesi a Cazzaniga il motivo di queste richieste e lui mi disse di non preoccuparmi perché a breve sarebbe arrivato il nuovo campione di sangue. Condizionata dal fatto che chi mi parlava era un medico anziano di estrema competenza mentre io prestavo servizio a Saronno da poco più di un mese, accettai ma fu poi lui a modificare la richiesta a nome mio. A quel punto, come da prassi, abbiamo aspettato l’esito delle analisi. Intorno alle ore 18.45 la Taroni mi disse di chiudere pure il verbale e Cazzaniga mi disse di scrivere come diagnosi “diabete mellito scompensato”. lo chiusi il referto senza vedere l’esito delle analisi. Ricordo il dottor Cazzaniga con un batuffolo di cotone sul braccio del tipo di quelli utilizzati dopo un prelievo di sangue. La circostanza mi indusse a ritenere che il secondo campione di sangue inviato in laboratorio (dopo due precedenti richieste annullate) non fosse di Massimo Guerra – non presente in reparto — ma dello stesso Leonardo Cazzaniga».

La Sangion poi ricostruisce anche quello che avvenne in seguito ai suoi dubbi:
«Il giorno dopo raccontai al primario del reparto Nicola Scoppetta il pasticcio di chiedere e annullare la richiesta di esami. Mi disse che aveva saputo dalla Taroni che avevo dimesso un paziente, il marito Massimo Guerra, con una glicemia altissima, a 860. Io il valore di dimissioni non lo conoscevo ma lo appresi solo in quel momento da Scoppetta. In modo informale parlai di questo fatto anche con un amico carabiniere e lui mi consigliò di lasciare una traccia scritta rispetto a quello che gli avevo raccontato. Non avendo le prove in mano non me la sentivo di procedere con un esposto rischiando poi di ricevere una denuncia per calunnia, ma scrissi una mail a Scoppetta».  Nella mail, le ricorda il pubblico ministero, aveva anche scritto di aver visto Laura Taroni prelevare il sangue a Cazzaniga: «Non ricordavo questo fatto ma è passato un po’ di tempo – ha concluso la Sangion –  ma se l’ho scritto nella mail allora significa che l’ho visto». Non ci furono risposte a quella scrittura mentre Massimo Guerra, lentamente, si avvicinava alla morte sotto i colpi dei farmaci che la moglie gli faceva assumere.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 settembre 2018
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