Processo Cazzaniga, la requisitoria dei pm: “Aveva potere di vita o di morte”

È iniziata questa mattina la fase conclusiva del processo che vede a giudizio l'ex-medico del Pronto Soccorso dell'ospedale di Saronno accusato di 14 omicidi. Insieme a lui colleghi e dirigenti che non lo fermarono

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È iniziata questa mattina, venerdì, poco dopo le 9 la lunghissima requisitoria dei pubblici ministeri Maria Cristina Ria e Gianluigi Fontana del processo per le morti sospette al Pronto Soccorso di Saronno e tra i familiari di Laura Taroni in cui il principale imputato è l’ex-medico del reparto di emergenza Leonardo Cazzaniga a cui vengono contestati 14 omicidi, 3 dei quali parenti di Laura Taroni.

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L’accusa ha parlato per circa 6 ore e mezza, ripercorrendo un anno e mezzo di dibattimento, e proseguirà anche lunedì per poi passare la palla alle parti civili e alle difese. Un lungo prologo ha analizzato l’impianto accusatorio generale che, oltre a Cazzaniga, vede imputati anche alcuni tra medici, infermieri e dirigenti dell’ospedale saronnese per i reati di favoreggiamento e omessa denuncia.

Nell’udienza di oggi i pm hanno approfondito in maniera particolareggiata la morte di Luciano Guerra, suocero di Laura, morto in ospedale a Saronno, secondo l’accusa a causa di una iniezione di Midazolam (potente anestetico usato nelle cure palliative) preparata da Cazzaniga ed eseguita da Laura Taroni, che lavorava come infermiera nello stesso ospedale.

Per i magistrati questo caso è di particolare importanza perchè sono stati eseguiti accertamenti diagnostici dei periti a seguito della riesumazione e lo stesso Cazzaniga, intercettato in carcere, diceva ai parenti a colloquio che nel corpo di Guerra sapeva cosa avrebbero trovato. Il suo caso «è una lampante applicazione del famigerato “protocollo Cazzaniga”. Non esistevano ragioni personali come per la morte della madre della Taroni e del marito (ritenuti dai due un ostacolo alla loro relazione)» – ha detto Fontana.

Secondo la Procura lo avrebbero fatto in ossequio alla convinzione di poter decidere della vita altrui, pensiero che Cazzaniga aveva maturato nel corso degli anni di lavoro in Pronto Soccorso. In precedenza, infatti, il pm Ria aveva tratteggiato un profilo psicologico di Cazzaniga nel quale ha fatto emergere come si sentisse decisamente superiore ai colleghi e agli infermieri con questi ultimi che venivano spesso presi di mira dai suoi insulti.

Ria e Fontana sono poi passati ad analizzare le morti sospette in Pronto Soccorso ribadendo che i periti della Procura come quelli del Gup e anche quelli del tribunale convergano sul fatto che le terapie messe in atto nei confronti di questi pazienti (anziani, malati, deboli e probabilmente con pochi giorni di vita davanti) ha portato alla loro morte anticipata.

Il pm Ria ha sottolineato che la tesi della difesa che puntava sulla velocità di infusione dei farmaci anestetici non regge al confronto con i quantitativi desumibili dai verbali e che i medici che hanno eseguito le perizie concordano nel dire che non si trattava delle terapie corrette da seguire. Altra prova per l’accusa è la differenza di terapia che si evince dai casi in cui il paziente passava dalla responsabilità di un medico a quella di Cazzaniga: «Definisce attendisti i colleghi che lo hanno preceduto nella cura di un paziente» – spiega il magistrato.

Lunedì toccherà, dunque, ancora all’accusa proseguire nella requisitoria che concluderà i casi ospedalieri e poi si concentrerà sugli altri imputati che avrebbero dovuto fermarlo e non lo hanno fatto, per poi concludere con gli ultimi due omicidi contestati: quello del marito di Laura Taroni, Massimo Guerra, e della madre Maria Rita Clerici.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 22 novembre 2019
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