Parla Cazzaniga: “Provavo dolore a veder morire i pazienti”

Prosegue il processo per le morti in Pronto Soccorso a Saronno. Le accuse della collega: "Ci provava gusto". La replica del medico: "Prolungare sofferenze è sbagliato"

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Anche questa volta Leonardo Cazzaniga non ce l’ha fatta a rimanere in silenzio. Di fronte alle parole della dottoressa Elena Soldavini, sua collega in Pronto Soccorso a Saronno e quarta grande accusatrice (dopo le deposizioni di Clelia Leto, Iliescu Radu e Jessica Piras) ha voluto ribadire nuovamente la sua posizione in merito all’accanimento terapeutico, soprattutto dopo che la teste aveva confermato la dichiarazione nella quale sosteneva che il viceprimario del Pronto Soccorso di Saronno, accusato di 11 omicidi in corsia e 3 tra i familiari di Laura Taroni in concorso con l’amante, provasse un certo gusto nello stabilire il momento della morte di un paziente. Fu una sua interpretazione dettata dalle situazioni sospette di cui era a conoscenza ma questo non è andato giù a Cazzaniga.

«Non ho mai provato gusto a veder morire dei pazienti. La morte del paziente mi provocava autentico dolore. Anche per questo ero in cura da uno psichiatra che mi prescriveva le terapie che assumevo» – ha detto il principale imputato che poi ha fatto riferimento al caso della morte di Angelo Lauria:«Arrivò in corsia con una frequenza di 40 atti respiatori al minuto, quindi con una grave crisi respiratoria che di per sé giustifica il decesso. Le cure palliative sono state somministrate allo scopo di alleviare una sofferenza. Tenerlo in vita non sarebbe stato solo accanimento terapeutico ma anche desiderio di prolungare l’agonia» – prova a controbattere, ribaltando il ragionamento e la tesi dell’accusa.

La Soldavini ha raccontato di come è venuta a conoscenza di altri casi: «Un infermiere mi raccontò di una donna entrata con la spalla lussata che poi è morta». Fu proprio lei, insieme all’infermiera Jessica Piras, a rappresentare ai Carabinieri di Cantù lo scenario delle morti in corsia e delle morti tra i familiari di Laura Taroni: «Mi fu chiesto anche di presentare un esposto anonimo scritto che curai io stessa e che fu consegnato da Jessica Piras». Quella denuncia finì, poi, nel fascicolo che riguardava l’incendio avvenuto nell’azienda agricola del marito della Taroni.

La Soldavini, infine, ha confermato anche le accuse al primario del reparto, Nicola Scoppetta, al quale aveva sottoposto più volte i suoi dubbi sull’operato di Cazzaniga e del duo Taroni-Cazzaniga in merito alla situazione di Massimo Guerra ma in entrambi i casi non ci fu risposta da parte del superiore. Scoppetta, insieme ad altri quattro colleghi, è imputato di omessa denuncia e favoreggiamento.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 08 ottobre 2018
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