Processo Cazzaniga, perchè i soccorsi vennero chiamati così tardi?

Emerge una domanda chiara dai racconti dei testi che hanno descritto l'agonia di Maria Rita Clerici e la fase dei soccorsi: "Perchè i soccorsi furono chiamati così tardi?"

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Perchè l’infermiera Laura Taroni e il dottor Leonardo Cazzaniga hanno atteso così a lungo prima di chiamare i soccorsi per Maria Rita Clerici che agonizzava nel letto? È  questa la domanda che sorge spontanea di fronte alla serie di testimonianze che si sono succedute in aula a Busto Arsizio questa mattina, venerdì, durante il processo all’ex-medico del Pronto Soccorso di Saronno accusato di 14 omicidi (11 in ospedale e 3 tra i familiari di Laura Taroni) e ad altri cinque tra medici e dirigenti del nosocomio per favoreggiamento e omessa denuncia.

Tutti concordano nel collocare Cazzaniga in casa della Clerici negli ultimi momenti di vita della donna, quel 3 gennaio 2014, quando improvvisamente si ammalò per poi morire nell’arco di 24 ore. La capo-equipaggio dell’ambulanza intervenuta ha raccontato di essere arrivata in casa quando Laura Taroni stava già effettuando il massaggio cardiaco alla madre stesa a terra e Cazzaniga che pompava ossigeno attraverso il pallone di ambu: «Abbiamo detto alla Taroni che avremmo continuato noi ma lei ha detto di no – ha raccontato – allora noi abbiamo attaccato il defibrillatore per effettuare le analisi sulla paziente ma dopo 4 cicli completi senza segni di vita  il dottor Cazzaniga ha detto di fermarci».

Anche suor Bertilla, religiosa amica di famiglia chiamata a casa dalla Taroni per stare coi bambini mentre lei assisteva la madre, ha confermato la presenza di Cazzaniga ma non ha confermato la presenza nella stanza della famosa flebo che, secondo l’accusa, sarebbe stata usata per iniettare l’anestetico che avrebbe ucciso la Clerici.

Il dubbio che nella famiglia di Laura Taroni ci fosse qualcosa di losco lo ha confessato anche un’amica della Taroni, infermiera al Valduce di Lecco che aveva lavorato qualche anno con lei, che dopo una certa resistenza ha ammesso di aver avuto dubbi sulla strana sequenza di morti in quella casa (in tre anni morirono il marito, il suocero, lo zio e la madre della Taroni) e che anche a lei la Taroni aveva detto di voler mettere farmaci nella minestra del marito: «Mi disse che lo voleva fare per addormentarlo».

I dubbi erano anche nei discorsi che due medici rianimatori dell’ospedale di Saronno che, in una telefonata, si scambiarono le loro perplessità sulla morte della madre di Laura Taroni, spacciata ai più per encefalite fulminante: lo ha raccontato uno dei due ai giudici togati e popolari della Corte d’Assise bustocca.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 28 settembre 2018
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