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Il protocollo Cazzaniga? “Una serie di principi etici per alleviare le sofferenze”

Così descrive, per la prima volta, in aula le linee guidache il medico si era dato quando operava nel P.S. di Saronno: "I 12 casi di cui mi si accusa riguardavano persone che stavano morendo"

processo leonardo cazzaniga

Il protocollo Cazzaniga? Una serie di principi etici dai quali partiva il ragionamento del dottor Leonardo Cazzaniga per poi decidere la somministrazione di farmaci per alleviare le sofferenze dei malati in fase terminale.

L’ex-medico del Pronto Soccorso di Saronno, a processo con l’accusa di aver provocato la morte di 12 pazienti del Pronto Soccorso con un mix di farmaci anestetici e tre tra i familiari di Laura Taroni, si difende così rispondendo alle domande del suo avvocato Ennio Buffoli che aveva chiesto proprio di spiegare bene cosa fosse questo famigerato protocollo che metteva in atto all’interno degli ambulatori del reparto di emergenza dell’ospedale saronnese.

Le parole d’ordine che lo avrebbero guidato in quei momenti erano pietà, etica, umanità, riduzione al minimo della sofferenza del malato terminale: «Ho dato il mio nome al protocollo perchè l’ho personalmente ideato. L’intenzione era di ridurre la condizione di sofferenza dei pazienti in fase terminale»

Come ha già fatto durante l’esame dell’accusa e delle parti civili, il medico brianzolo ha ripercorso tutti i casi di decesso che gli vengono contestati definendoli tutti allo stesso modo: pazienti in grave stato di sofferenza che erano ormai prossimi alla morte.

Per quanto riguarda le morti in famiglia Cazzaniga sostiene che la morte di Luciano Guerra e quella di Maria Rita Clerici, suocero e madre di Laura Taroni, siano da addebitare a cause puramente naturali mentre per Massimo Guerra esprime i suoi dubbi: “Qualche mese dopo il decesso maturai un dubbio. Purtroppo l’amore cieco che provavo per Laura mi privava della lucidità necessaria per capire come stavano le cose” – ha raccontato, demolendo pezzo per pezzo il legame amoroso che li teneva insieme.

Sia durante l’esame della Procura che durante quello della difesa ha provato più volte a mettere in dubbio la credibilità dell’ex-compagna, sostenendo che la donna spesso raccontava bugie o mezze verità: «Diceva che il marito era stato allontanato con un provvedimento giudiziario da casa ma poi, effettivamente, Massimo Guerra è sempre rimasto in casa con lei. Dopo un mese pensai che mi avesse raccontato una balla ma io non davo peso a questo perchè troppo coinvolto dalle sue vicende familiari. Per me c’era solo il bene di Laura e dei suoi figli».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2019
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