Asilo nido, l’ex-assessore Giachi: “Ripensateci. Non buttate 50 anni di storia”

Fabrizio Giachi, assessore con la precedente giunta Farisoglio, interviene sulla questione dell'esternalizzazione del servizio ad una cooperativa

fabrizio giachi cultura castellanza

Fabrizio Giachi, ex assessore alla Cultura e Istruzione con la giunta Farisoglio, interviene pubblicamente dopo un lungo silenzio per commentare la scelta dell’amministrazione comunale di esternalizzare il servizio nido, affidandolo ad una cooperativa.

Giachi critica la decisione, che definisce una privatizzazione, e la modalità con cui è stata portata avanti: «Apprendo con profondo dispiacere della decisione del nostro Sindaco di “esternalizzare”, privatizzare (parole che faccio persino fatica a scrivere) la gestione del servizio del nido Soldini. Sono profondamente rattristato per questa decisione soprattutto per come viene portata avanti, con tracotanza e senza un minimo di umiltà. Si, soprattutto questo: la mancanza di umiltà».

Per l’ex assessore è anche una questione di prestigio: «Stiamo parlando di un servizio che il nido Soldini offre ala città da oltre 50 anni, stiamo parlando di personale altamente qualificato che lavora lì da 25 anni e più, stiamo parlando di un intreccio collaborativo che raccoglie in sé la storia di persone: bambini, famiglie, coordinatori, educatrici, adulti, e volontari che insieme hanno costruito il pensiero educativo di una intera collettività, un pensiero di grande umanità e rispetto delle splendide diversità e competenze ricche di amore per l’infanzia che le forze del privato sociale locali hanno incrementato con splendidi servizi. Un quadro così meraviglioso che quando mi trovai ad occuparmene dapprima come consigliere delegato poi come assessore, decisi che la cosa migliore da fare era lasciar fare, lavorare dietro le quinte in punta di piedi. Questi invece vogliono intervenire con la mannaia, senza il minimo rispetto per i lavoratori e per tutta la città».

Giachi parla di mancanza di condivisione della scelta e di mancanza di rispetto verso una realtà che è dei castellanzesi: «Qualsiasi ragionamento che riguardi più di 50 anni di storia della nostra città, non può essere portato avanti con una delibera di giunta. Deve essere condiviso, prima di tutto con gli operatori che se ne occupano da decenni e poi portato all’attenzione del consiglio comunale ovvero della città. E’ inqualificabile che una decisione di questo tipo venga presa con una delibera di giunta, pur se corretto da un punto di vista formale».

E conclude chiedendo al sindaco Cerini di fare un passo indietro per non mortificare il ricordo di Pietro e Silvio Soldini: «Vogliamo parlarne? Vogliamo parlare di Pietro e Silvio Soldini, della nostra storia? Vogliamo costruire questo percorso condividendolo con gli operatori, e idealmente con tutte le persone che nel corso dei decenni hanno lavorato in questa struttura con passione, con amore e dedizione? Ma il personale davvero non poteva essere integrato in comune con altre mansioni? Io sento parlare di trattative sindacali, ma siamo a questo punto? La nostra storia, esperienze decennali, ridotte a trattative sindacali? Per queste ragioni lancio un appello al nostro Sindaco affinchè riveda la sua decisione. La prego, per favore, ci ripensi, non sarebbe una sconfitta, anzi, la dimostrazione che lei è davvero il Sindaco di tutti. Glielo chiedo con forza, con il cuore, per il bene comune, per il bene della nostra città».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 aprile 2019
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