Rissa col morto nei boschi dello spaccio, sei imputati in aula

Udienza preliminare per la morte di Elazyz Noureddine, trovato cadavere a Locate Varesino quasi un anno fa. Il principale imputato: «So dov’è la pistola»

Avarie

Erano in aula nella mattinata di mercoledì a Varese i sei imputati a vario titolo per la “rissa” del 16 marzo 2018 a Pianbosco, Tradate, nella quale trovò la morte Elazyz Noureddine, colpito al petto da un proiettile di pistola. Il corpo venne trovato a Locate Varesino il giorno dopo da alcuni passanti che avvertirono i carabinieri.

Per la morte di quell’uomo e l’occultamento del suo cadavere e per altri reati quali la rissa, il porto abusivo d’arma da fuoco, la detenzione illecita di armi da fuoco e di droga, il pubblico ministero Massimo Politi ha chiesto il rinvio a giudizio delle sei persone implicate in quei fatti compreso l’uomo accusato di aver commesso l’omicidio premendo il grilletto dell’arma, ora in carcere a Como.

L’udienza di oggi è servita al Giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Fertitta di interrogare proprio l’imputato per l’omicidio, un marocchino di 25 anni componente di una delle due gang contrapposte per il controllo dello spaccio nei boschi fra le province di Varese e Como.

«Il mio cliente ha da subito ammesso le sue responsabilità – ha spiegato l’avvocato milanese Massimiliano D’Alessio – e ha detto oggi in aula di essere in grado di far ritrovare l’arma che sparò in quei boschi: solo lui sa dove è stata sotterrata», ha spiegato il legale, che ha dato la sua versione circa la ricostruzione dei fatti. Quella sera, in pratica, nei boschi di Pianbosco vi fu una vera e propria sparatoria: «L’imputato di omicidio ha affermato di aver risposto al fuoco. Due sono stati i colpi esplosi in aria, mentre il terzo è andato a segno».

La vittima, poi, una volta rimasta a terra sarebbe stata caricata nel baule di una Golf anche da un complice italiano e scaricata a Locate Varesino, dove il corpo del povero Elazyz è stato rinvenuto da alcune persone che passavano sulla via Garibaldi il giorno dopo; addosso alla vittima una settantina di grammi fra coca e fumo e 900 euro in contanti: il reparto operativo dei carabinieri lariani escluse da subito, quindi, l’ipotesi della rapina.

Difficile anche, sin dalle prime battute, credere anche allo svolgimento dei fatti sul posto: il cadavere calzava una sola scarpa. Le indagini hanno consentito di ricostruire il quadro: cinque i componenti di una banda – tra cui lo sparatore – che si contrapponevano alla formazione rivale, composta da quattro persone, una delle quali rimasta sul terreno.

Ora la prossima udienza è stata fissata per il prossimo 26 giugno, probabilmente in seguito all’esperimento giudiziale richiesto della difesa, vale a dire il sopralluogo, accompagnato da tecnici e operanti della polizia penitenziaria in quei boschi dove forse si riuscirà a trovare l’arma che ha sparato, probabilmente una Beretta di piccolo calibro, in grado di sparare proiettili della stessa tipologia dell’ogiva trovata nel corpo della vittima in seguito all’esame autoptico.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 15 maggio 2019
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