Crisi di Governo: fare squadra o fare casino?

La rubrica di Daniele Cassioli - In un agosto improvvisamente ravvivato dai cambiamenti dell'Esecutivo, c'è spazio per un parallelismo tra le gare sportive e per l'agone politico. Ma anche per l'Italia del basket

daniele cassioli

(d. f.) Il campo complicato e famelico della politica, quello luccicante ma non semplice del mondiale di basket. Torna la rubrica di Daniele Cassioli, per questa volta al giovedì, e guarda in due direzioni: ai palazzi romani della politica e ai palazzetti cinesi della palla a spicchi, visto che è tempo di mondiali. E della bagarre politica, il nostro Daniele, non può che sottolineare certe storture.

Menomale che agosto è periodo di vacanze, o almeno è un periodo di stacco dalla routine! Per compensare questo mese di calma, questa estate la nostra politica ci ha regalato parecchi pensieri, conditi con moltissimo sale. Come d’abitudine non entro nel merito di quello che accade a livello politico, per lo meno non voglio prendere le parti di nessuno, forse non so nemmeno che parti potrei prendere. 
Ho seguito i dibattiti, le dichiarazioni, differenti opinioni e le consultazioni. Mi sembra chiaro che in questo momento, più che togliersi una soddisfazione nel criticare l’altro o affezionarsi alla propria posizione è fondamentale fare squadra. Ci sono un sacco di situazioni sospese: la legge elettorale, il probabile aumento dell’IVA e una serie infinita di tecnicismi e non solo che riguardano bilancio e tanto altro del nostro Paese. Stiamo invecchiando, i giovani non trovano lavoro e quelli bravi finiscono all’estero eccetera eccetera. 
Non oso pensare quante ore, quanti giorni, quanti mesi di lavoro ci vogliono per risolvere, o per lo meno affrontare, tutte queste situazioni.

L’AVVERSARIO NON SIA UN ALIBI – Vale la pena massacrarsi di parole, avvertimenti o altro in un momento del genere? Quanto è importante la soddisfazione personale difronte al bene comune? Davvero non saprei individuare dove sta la ragione in questo momento, però mi fa molta tristezza, non solo in politica, chi preferisce screditare l’avversario invece che concentrarsi su quello che c’è da fare e qui, di cose da portare avanti, ce ne sono parecchie. Si tratta di una dinamica molto simile a una gara: il miglior vincitore è chi si preoccupa della propria performance senza puntare il dito su chi c’è contro. Forse siamo noi cittadini ad aver bisogno dello scontro, a volere (non so quanto consapevolmente) il casino. Un pretesto contro cui prendercela e un qualcuno con cui poterci arrabbiare. Perché mentre inveisci contro un altro, non stai pensando a quanto puoi fare tu, metti da parte i tuoi doveri e te ne liberi per quel tempo in cui ha luogo la sfuriata. Poi però cosa rimane? Resta il vuoto perché la discussione è finita e le cose che andavano fatte veramente sono ancora sospese. Forse anche noi, cittadini coinvolti da questa politica, persone col destino appeso a ciò che sta accadendo, desideriamo più “il sangue” dell’avversario piuttosto che un bene collettivo.

INVESTIRE SULLA PROPRIA VITTORIA – Sembra quasi naturale, di questi tempi, che l’offerta si plasmi in base alla domanda: l’elettore sceglie chi fa più casino, chi cerca il sangue dell’avversario e quindi in Parlamento e ove possibile, vi facciamo vedere polemica, sangue e casino. Siete contenti? 
Eppure la politica, dagli antichi, non era stata pensata in questo modo… 
Siamo pronti a scattare sulla sedia quando quello che ci sta meno simpatico sbaglia, lo sommergiamo di critiche e alimentiamo la polemica. Intanto perdiamo contatto coi veri problemi del Paese e con quelle cose che, a prescindere da chi rimane e da chi va via, vanno fatte subito per il bene di tutti. Per questo a un’arringa contro l’altro, ho sempre preferito chi parla di sé, chi investe il tempo per costruire il proprio programma. Vale in politica e vale dovunque.
 Le gare che ho vinto sono quelle in cui ho pensato ad allenarmi, senza sperare nella caduta dell’avversario. E le squadre più solide sono quelle in cui un giocatore preferisce la vittoria a un gol personale. Qualunque sistema fatto da persone è vincente se gli Uomini si dimostrano tali e fanno squadra, senza fare casino.

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Gallinari e Datome nel match contro le Filippine / Fiba.com

UN’OCCHIATA A… la Nazionale di basket ai Mondiali

«Ben tornata pallacanestro: era ora!»

Tredici anni senza Italbasket ai Mondiali, che botta per il movimento! Non ho mai visto una partita di basket (vero) e l’unico canestro in vita mia l’ho fatto dopo 80 tentativi dalla lunetta del tiro libero quando seguivo, come fisioterapista, i Knights di Legnano (vero). Però, quando vado a vedere Varese, quando sento Tranquillo che commenta l’NBA o quando c’è la Nazionale mi gaso da matti!

Sono passati 13 anni dall’ultima volta che i colori azzurri sono comparsi nella rassegna mondiale. Pensate a quanti sono! Praticamente una generazione, praticamente un bambino di 12 anni, che magari gioca a pallacanestro da quando ne ha 6, non ha mai visto il suo Paese nel torneo più importante dopo le Olimpiadi. Ora occupiamo finalmente il posto che il basket nostrano merita. È proprio grazie a questi eventi che gli indecisi scelgono di dire: «Mamma e papà, ho deciso: gioco a basket». Abbiamo bisogno di più Italia in Eurolega, abbiamo bisogno di più partite belle, di quelle che si fanno guardare, da andare a vedere al palazzetto vicino casa. È vero: l’NBA ci dà una grande mano ed esalta cuori e fantasie degli appassionati. Da sola non basta per recuperare un movimento giovanile, soprattutto per attirare gli indecisi. Vedere la nazionale ad alti livelli può trasformarsi in una grande motivazione per scegliere di andare al campetto. Allora grazie ragazzi, sono convinto che il vostro risultato porterà più pallacanestro nelle case degli italiani. E forza azzurri: a tutta!

Il sito ufficiale – Daniele Cassioli
Come siete strani voi che ci vedete
 – La rubrica di Daniele Cassioli per VareseNews

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Pubblicato il 05 settembre 2019
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