Tra fede e ragione la Liuc inaugura il nuovo anno accademico

Ospiti all'ateneo di Castellanza l'economista Carlo Cottarelli e il cardinale Gianfranco Ravasi. Federico Visconti (rettore): «L'università è il luogo del confronto culturale»

Il cardinale Gianfranco Ravasi e l’economista Carlo Cottarelli, la fede e la ragione, hanno inaugurato l’anno accademico della Liuc. In un’epoca storica dove prevalgono «La bulimia dei mezzi e l’anoressia dei fini» – la citazione del filosofo Paul Ricoeur è da attribuire all’alto prelato – un’università ha il dovere di elevare lo sguardo. C’è una responsabilità sociale che non può essere ignorata, soprattutto a questo livello. In gioco ci sono le esistenze dei giovani studenti che hanno bisogno almeno di intravederli quei fini o, per dirla con le parole di Ravasi, di riaffermare il primato della progettualità sulla semplice gestione, perché è nella natura di un’università raccogliere più domande che risposte.

Il rettore Federico Visconti ha affidato l’incipit del suo discorso alle parole di Sergio Marchionne tratte dal libro “Il coraggio di cambiare” (Rizzoli) di Alberto Grando: «Nel nostro ruolo di leader, se abbiamo la forza di immaginare un futuro di crescita per le nostre aziende o per i nostri Paesi, abbiamo la responsabilità di rendere questa visione reale». Un’affermazione che tradotta nel programma della Liuc di Castellanza coincide con una serie di interventi mirati per tenere il passo del cambiamento: la crescita di economia e il consolidamento di ingegneria, l’internazionalizzazione, la learning factory (i.fab), life skills in action, la didattica e i learning and teaching hub, gli stage e il placement, l’attività editoriale (sono già stati pubblicati 9 volumi) sbocco naturale dell’attività di ricerca e l’attività della Business school che è parte integrante nella strategia di sviluppo dell’ateneo. «Per rendere reale questa visione, bisogna circondarsi delle persone migliori» ha sottolineato Visconti, riprendendo sempre le parole di Marchionne a commento delle slide della faculty, degli assegnisti di ricerca e i relativi donors, cioè i donatori che permettono di realizzare i loro sogni.

I numeri del presente, illustrati dal presidente Riccardo Comerio, fanno ben sperare per il futuro: crescono gli iscritti (+15%), con un aumento significativo delle lauree magistrali. Secondo il rapporto Almalaurea ad un anno dalla laurea l’85,3% dei laureati in economia e il 93,4% dei laureati in ingegneria trova lavoro, percentuali che salgono al 93,5 e al 98 a tre anni di distanza.  «I dati – ha sottolineato Comerio – ci dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta e ci confermano la qualità della nostra offerta, compresa da un numero sempre maggiore di studenti e famiglie».

 

E nella dimensione volitiva, cioè «del voler andare oltre», che il cardinale Gianfranco Ravasi pone la sua sfida, non solo di credente ma di uomo che non si accontenta «di essere solo un’isola». La sua riflessione si  regge su cinque pilastri del pensiero: Spinoza, Wittgestein, Ricoeur, Jobs e Gandhi. «La globalità dell’essere intelligente richiede la competenza, lo studio e con esso anche la fatica dello studio – ha detto Ravasi – e questo lo dico soprattutto ai giovani perché solo così si può accedere alla gioia dei risultati che sono emozionanti. Il superare l’orizzonte limitato ti porta alla trascendenza, che è in tutti noi». È un percorso però che può farci rischiare di  perdere, nella fluidità del presente tecnologico, la concezione di natura umana condivisa. La scienza ha sempre bisogno di un’etica, la tecnica da sola non basta. Occorre dunque virare verso «un nuovo umanesimo».  Un’indicazione, quella del cardinale, che andrebbe ricordata a tutti coloro che parlano di Rinascimento digitale.

Sul giusto orizzonte temporale nella soluzione dei problemi economici si è sviluppato l’intervento del professor Carlo Cottarelli. Occorre pensare all’immediato, avere un focus sul breve termine, ma è indispensabile guadare in là nel tempo. Cottarelli vi ha posto l’attenzione parlando di riscaldamento globale, di gestione delle imprese, di crollo demografico e di gestione delle politiche macroeconomiche. «Occorre un po’ di equilibrio nel confrontare vantaggi e svantaggi nel breve e nel lungo periodo» ha detto l’economista. «Mi sembra che al momento si stia cedendo alla tentazione di non pensare abbastanza al futuro, ai nostri figli, ai nostri nipoti. Oppure si tende a far credere che preservare gli interessi delle generazioni future richieda semplicemente inventiva e determinazione, senza dover rinunciare a nulla nel breve periodo. Si cerca di convincere e di autoconvincersi che esistano sempre approcci win-win in cui tutti ci guadagnano e a nulla si deve rinunciare nel breve periodo. Purtroppo non è così. È invece fondamentale – ha continuato Cottarelli –  alimentare la consapevolezza che per garantire vantaggi nel lungo periodo è necessario spesso rinunciare a qualcosa nell’immediato. Sarà comunque la soluzione migliore se abbiamo interesse a preservare la sostenibilità economica e, più in generale, la sostenibilità del nostro pianeta».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2019
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