Amazon alla conquista dello spazio: Project Kuiper

3000 satelliti lanciati nello spazio da Amazon per garantire connessione super veloce a quasi 3,8 miliardi di persone

kuiper

3000 satelliti lanciati nello spazio da Amazon per garantire connessione super veloce a quasi 3,8 miliardi di persone. Queste sono le intenzioni di Jeff Bezos: aprirsi un mercato che nel corso di pochi anni potrebbe ad un giro d’affari di un trilione di dollari.

Che l’azienda leader dell’e-commerce mondiale stia tentando da anni di allargarsi verso una gran varietà di settori è cosa risaputa; così come la grande passione per lo spazio di Bezos che già nel 2000 aveva avviato Blue Origin, azienda fiscalmente sconnessa da Amazon, che potrebbe tuttavia avere un ruolo molto importante per quanto riguarda l’attuazione pratica di Project Kuiper.

Le implicazioni possibili sono davvero tante: ovviamente la borsa sarà il primo campo strettamente influenzato da queste manovre. Farà piacere sapere che, grazie alla diffusione della banda larga, investire non è più un’attività riservata a pochi miliardari o ad agenzie finanziarie bensì è qualcosa di accessibile davvero a chiunque: se vuoi saperne di più qui è spiegato come giocare in borsa su azioni potenzialmente interessanti come quelle in oggetto alle aziende di cui stiamo parlando. Ovviamente si tratta sempre di un’attività ad alto rischio, pertanto è bene essere consapevoli di quello che ci si appresta a fare.

Amazon Project Kuiper: cos’è e come funziona

Il progetto di Amazon è a dir poco ambizioso: per raggiungere gli oltre 3,8 miliardi di persone che ad oggi non dispongono di una connessione a internet non si sfrutterà la fibra ottica, come di consueto, bensì 3236 satelliti a bassa orbita.

La disposizione secondo il progetto sarà questa: i satelliti galleggeranno entrò 98 diversi piani orbitali, ad una distanza compresa tra i 590 e i 630 km di distanza dal nostro pianeta

Nel dettaglio si prevede un primo stormo di satelliti, 784 di preciso, orbitanti intorno ai 590 km di altitudine, 1296 nella fascia dei 610 km e i rimanenti 1156 a 630 km di altitudine.

Attraverso 16 giri completi al giorno si andrà a coprire una superficie che andrà dalle latitudini 56 gradi Nord e 56 gradi Sud, raggiungendo circa il 95% della popolazione mondiale.

Certo di tratta di un’impresa impegnativa sia da un punto di vista tecnico-tecnologico, sia da un punto di vista economico. Inoltre c’è sempre da attendere il responso della FCC (Federal Communications Commission) che ancora non si è espressa in maniera chiara sull’argomento.

Ma, nel mentre, l’azienda di Seattle non sta certo rimanendo con le mani in mano: già lo scorso novembre è stato lanciato in orbita Amazon Web service Ground Station, quella che a tutti gli effetti sarà una stazione di collegamento e smistamento dati tra la rete terrestre e la futura rete satellitare.

Le applicazioni possibili sono molte: oltre a ricoprire un ruolo di primo piano nel progetto Kuiper, questa stazione potrà anche essere utilizzata da aziende terze operanti nei settori delle telecomunicazioni e dei satelliti.

E non è certo finita qui: Jeff Bezos mira ad installare 12 stazioni del genere in diversi punti tra i cieli degli Stati Uniti, arrivando a gestire una mole di dati assolutamente impressionante.

Jeff Bezos: amore per lo spazio

Project Kuiper non è certo il primo segnale di un certo interesse di Bezos per lo spazio e le sue ancora inespresse potenzialità. Gia nel 2000 aveva fondato Blue Origin, azienda il cui scopo costruire entro il 2021 un razzo vettore, il New Glenn, le cui funzioni non sono ancora del tutto palesi.

Tra le teorie c’è quella che vede il razzo New Glenn come integrato nel progetto Kuiper, e che avrà quindi il ruolo di trasportare e lanciare nello spazio diversi satelliti in un solo volo.

Un portavoce di Blue Origin ha spiegato che è ancora presto per decidere se e come verrò utilizzato New Glenn in integrazione con Kuiper. Tuttavia afferma che verranno valutate tutte le opzioni possibili per gestire i progetti al meglio possibile.

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Alex86

    L’importante è che Jeff Bezos preveda anche di utilizzare dei sistemi tecnologici per ridurre la luminosità dei suoi satelliti, proprio come sta facendo il concorrente Elon Musk con la costellazione “starlink”… Non vorremmo ritrovarci con un cielo pieno di puntini luminosi in movimento, che rovinerebbero la ricerca astronomica…

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