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La “bontà coraggiosa” di Rita, madre generosa nella difficoltà

Il premio che da 17 anni il Centro Italiano femminile di Varese assegna a chi si è distinto nella vita è stato assegnato alla madre di due figli affetti da una rara patologia genetica

premio bontà coraggiosa

Da diciassette anni, il Centro italiano femminile di Varese assegna il premio “Bontà coraggiosa” a una donna. La cercano tra quante abbiano dato dimostrazione di amore e forza d’animo, generosità, altruismo e abnegazione. Nel corso degli anni sono state premiate perchè hanno donato un rene a un congiunto o hanno preso inazione ragazzi gravemente disabili.

Per il premio 2019, il Centro ha scelto Rita Maronese, una madre a cui la genetica ha riservato una vita piena di difficoltà e angosce.
I suoi due figli, Carlo e Alessio, sono stati colpiti da una rarissima malattia che solo recentemente, dopo vent’anni di ricerche, il reparto di genetica dell’ospedale di Varese diretto dal dottor Rosario Casalone è riuscito a individuare.

I due ragazzi, però, sono morti, uccisi da quella patologia che ha impedito ogni capacità motoria, ha provocato persino la cecità in Carlo che è morto la primavera scorsa dopo 22 anni di sofferenze mentre il fratello è scomparso anni fa all’età di 14 anni.

Tra i due figli maschi, è nata anche una ragazza, sana, che ha condiviso il calvario dei due fratelli ma che oggi sa, grazie alla scoperta genetica, qual è il gene che ha reso difficile la vita di Carlo e Alessio.

Nel Salone Estense, ospiti l’assessore alle Pari Opportunità Rossella Dimaggio, il dottor Paolo Bano di Anffas e il dottor Casalone, la presidente del Centro Gabriella Pulici ha consegnato il riconoscimento.

Commossa, Rita Maronese ha ripercorso le difficoltà di un’esistenza al servizio dei due bambini: «Ogni donna è già speciale per il ruolo che ha nella società. Nel mio caso, a rendere la vita speciale, è stata la nascita dei miei due figli maschi Carlo e Alessio. Essere mamme è sempre un’esperienza totalizzante, la vita non è più quella di prima quando nasce un figlio.

Se, però, il figlio si ammala, noi ci ammaliamo con lui, condividiamo il suo dolore, la sua difficoltà ti attraversa il cuore.

Carlo e Alessio, colpiti da una malattia genetica sconosciuta e nuovissima, alla nascita sembravano bimbi belli e sani ma nei primi mesi di vita già iniziavano a manifestare qualche ritardo motorio, fino alla piena manifestazione del male che impediva il cammino, di stare seduti, la parola, in Carlo anche la cecità.

L’arrivo in famiglia di due figli disabili è stata come una tempesta abbattutasi su di noi. Difficile da gestire e superare. Mi auguro che le istituzioni aiutino sempre di più, soprattutto le situazioni di gravità, perché la sensazione di isolamento e rinuncia alla vita privata può essere insopportabile».

Una vita trascorsa tra pronto soccorso e i diversi reparti: medici, infermieri che Rita ringrazia soprattutto per l’eccellenza delle cure e la grande umanità incontrata durante il cammino. E ringrazia le badanti che, con diverse lingue e culture, hanno portato vivacità nell’ambiente famigliare, prodigandosi con generosità. E non dimentica la preziosa “nonna Silvia un vero angelo con i suoi nipoti e con me che non ce l’avrei mai potuta fare durante i lunghi e complessi ricoveri»

Un premio alla forza, alla caparbietà ma anche all’amore infinito che riesce a sostenere chi deve affrontare anche ostacoli insormontabili.

Un premio alla bellezza che fa capolino anche là dove sembra non esistere speranza.

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Pubblicato il 14 dicembre 2019
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