Smart Cities, Smart Villages e Open data: a Lugano il workshop del progetto GIOCOnDa

L’obiettivo del workshop era quello di tracciare la linea che va dagli smart villages, un progetto capillare e che risponde a necessità concrete della popolazione ticinese che abita in piccoli comuni e valli del territorio, al concetto di smart cities e smart citizens

Workshop open data a Lugano

Nella mattina di giovedì 28 novembre 2019 il Laboratorio cultura visiva, Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) e il Lugano Living Lab L*3 della Città di Lugano hanno promosso e organizzato, presso la sede di LAC Lugano Arte e Cultura, un workshop dedicato all’utilizzo degli open data da parte delle pubbliche amministrazioni.

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Il workshop, svolto nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera GIOCOnDa, ha presentato iniziative di gestione, integrazione, collaborazione e sviluppo della società secondo una strategia territoriale.

Il workshop Smart cities, smart villages e open data è organizzato a seguito di una prima fase di analisi dei fabbisogni sull’utilizzo dei dati aperti da parte di PA e Imprese italiane e ticinesi volte a identificare necessità e ostacoli esistenti su cui insistere in fase di progettazione di un’applicazione integrata transfrontaliera.

L’obiettivo del workshop era quello di tracciare la linea che va dagli smart villages, un progetto capillare e che risponde a necessità concrete della popolazione ticinese che abita in piccoli comuni e valli del territorio, al concetto di smart cities e smart citizens e di come le pubbliche amministrazioni stanno promuovendo nuovi modelli di governance basati sulla gestione integrata di open data da parte di enti pubblici, cittadini, università e imprese, aprendo la strada ad un territorio “laboratorio”.

L’incontro è stato organizzato in tre sessioni. Una prima parte si è focalizzata sul significato e le potenzialità degli open data all’interno di una strategia di sviluppo territoriale.

Roman Rudel, direttore dell’Istituto della sostenibilità applicata all’ambiente costruito di SUPSI e delegato per la ricerca del Dipartimento ambiente costruzioni e design, ha aperto l’evento presentando le diverse attività dell’istituto e annunciando che proprio in questi giorni SUPSI ha approvato un progetto di ricerca sul tema delle smart cities, che coinvolgerà in modo trasversale tre dipartimenti, per creare una piattaforma di dialogo con il territorio: “È un progetto di un anno durante il quale lavoriamo proprio a questa piattaforma sfruttando le competenze dei vari istituti per dare risposte a tuttotondo ai territori e creare una rete di collaborazione e sistema”.

Monica Rush, ideatrice degli Smart Villages in Ticino, una piattaforma dove i cittadini del paese potessero scambiarsi oggetti utili, ha riportato le riflessioni fatte sulla scorta di questa esperienza: le distanze che le persone coprivano per effettuare questi scambi non erano giustificate dal valore materiale degli oggetti. L’esigenza era invece quella di incontrarsi. Il vero valore dello smart village sta dunque nel riportare la comunicazione e lo scambio di informazione a livello capillare, in circostanze in cui c’è sovrabbondanza di informazione globale.

È intervenuta poi Serena Cangiano, coordinatore del Master of Advanced Studies in interaction design e responsabile del FabLab – il laboratorio di fabbricazione digitale – della SUPSI, sul tema dell’openness e sugli impatti dei dati aperti, sottolineando come spesso tali impatti si ascrivono al settore pubblico quando, come provano diverse esperienze a livello globale, l’apertura dei dati possa incidere molto sullo sviluppo del tessuto economico. Benché il potenziale impatto economico sia enorme, la cosa più importante è però quanto questo impatto sia diffuso. In breve, non si tratta del profitto di uno o pochi, ma di tutti: per esempio, se un Comune risparmia o risolve un problema, il guadagno è di tutti. In modo simile, alla diffusione di dati aperti corrisponde a un empowerment della cittadinanza che non solo ha accesso a informazione completa e affidabile ma può anche con-partecipare delle decisioni pubbliche: “C’è un Leonardo in tutti noi, l’architetto dei nostri spazi urbani e del nostro spazio pubblico non è l’ingegno di uno, ma il sapere collettivo che si forma e si sviluppa sulla base di informazione di qualità”.

La seconda parte del workshop è stata l’occasione per presentare le esperienze di lavoro già avviate all’interno del panorama ticinese, che risultano essere dei propulsori di innovazione sociale, in grado di rispondere alle sfide e necessità sociali ed economiche che emergono dalle esigenze dei cittadini e dell’interconnessione tra mondo fisico e digitale.

Francesca Cellina è stata ambasciatrice dell’esperienza degli SmarterLabs (smarterlabs.eu), la rete europea di living labs cittadini. L’intervento si è aperto con l’esperienza SmartxME della città di Mendrisio che ha interpellato la propria cittadinanza per capire cosa i cittadini intendessero per città smart e cosa volessero più in generale dalla propria città. Questo dialogo si è svolto con un processo partecipativo per la stesura del piano strategico che renderà Mendrisio smart. Cellina ha poi proseguito presentando il living lab di Bellinzona, “Bellidea”, costruito grazie a un progetto europeo. Nell’ambito di Bellidea l’input dell’amministrazione cittadina a creare una app per stimolare la mobilità virtuosa (green e pubblica) ha incontrato le preferenze dei cittadini riguardo ai contenuti operativi dell’app stessa. Un altro risultato di un processo condiviso e partecipativo dei cittadini. Bellinzona però intende andare oltre: con questa app il Comune ha a disposizione moltissimi dati su come i cittadini si muovono, che sono già serviti alla pianificazione delle politiche di mobilità. Tuttavia, l’intenzione è di aprire questi dati a cittadini con una visualizzazione intuitiva dei risultati così da continuare il living lab per avere una discussione sulla cittadinanza anche sullo sviluppo del territorio tramite un dialogo collettivo e critico.

Enrico Gulfi e Elena Marchiori sono stati poi i portavoci di Lugano, una città che in 10 anni ha triplicato il numero di abitanti e accresciuto di quasi 7 volte la superficie. Questa trasformazione è stata una grande sfida per Lugano, ma anche l’occasione per creare negli anni 2012-2013 un ufficio dedicato di statistica urbana che ha portato a migliorare il processo di decisione interno e il rapporto di fiducia e trasparenza con la cittadinanza. Questo processo di trasformazione è proseguito fino al Lugano Living Lab L*3 nato da un protocollo di intesa tra la Città di Lugano e l’Università della Svizzera Italiana firmato un anno fa e che è un progetto in divenire, in linea con la strategia federale svizzera per la trasformazione digitale e l’ampio contesto europeo della rete di smart cities. Nell’ambito di questa iniziativa, si è svolto a Lugano il 15-17 novembre scorsi lo USI Hackaton, in collaborazione con USI, che ha prodotto 20 nuovi progetti di data analysis track e coding track.

“Si tratta di progetti il cui design è verticale, circoscritto, veloce – ha commentato Elena Marchiori – pensati per ambiti molto specifici” e che hanno rivelato diverse sfide ancora da affrontare. Una prima sfida è sensibilizzare anzitutto i data provider rispetto alle informazioni che vanno condivise, mentre spesso ci si focalizza prima sull’utilizzatore. In secondo luogo, la preparazione della pubblicazione, per una gestione ottimale dei vincoli e delle opportunità. Infine, un focus sul follow-up. “In quest’ultimo ambito – ha concluso Marchiori – il living lab ha anche un ruolo di pilota e di test di, ad esempio, modalità di visualizzazione per l’utenza e analisi predittive”.

Hanno seguito le voci ticinesi i partner del progetto GIOCOnDa, portando la prospettiva di Regione Lombardia e i risultati della fase progettuale di analisi dei fabbisogni. Ferdinando Germano Ferrari ha descritto gli strumenti e le azioni messe in campo da Regione Lombardia per il coinvolgimento degli Enti lombardi nella pubblicazione di open data. Già nel 2012, la Regione ha scelto rendere disponibile gratuitamente la propria piattaforma open data (www.dati.lombardia.it) agli Enti locali che non potessero o non volessero sviluppare soluzioni in-house, governando e facilitando l’esperienza open data di tutto il territorio La Regione ha poi disposto incentivi per quegli Enti locali che avessero deciso di “salire a bordo” e pubblicare tramite la piattaforma regionale. “Il focus – ha sostenuto Ferrari – non dovrebbe essere sulla capacità delle amministrazioni di pubblicare in quantità, ma di far sì che i dataset siano pubblicati secondo un tracciato standard condiviso che garantisca un altro livello di qualità e completezza delle informazioni, scaricati e dunque usati. È importante su questo punto che ci sia un dialogo tra chi pubblica e gli utilizzatori, tra i quali è importante diffondere la cultura dell’uso del dato”.

Giulio Fiamengo è intervenuto per EasyGov che ha diffuso una survey ai Comuni lombardi per fotografare l’offerta di dati aperti. “I risultati rivelano con chiarezza gli effetti degli incentivi di Regione Lombardia per la pubblicazione sulla piattaforma regionale e l’impatto dei requisiti indicati dalla regione. I dati pubblicati tramite la Regione sono sempre accompagnati da metadati e da ontologie, attenzioni che i Comuni spesso non hanno se pubblicano in maniera indipendente”.

Il workshop si è concluso con una tavola rotonda moderata da Serena Cangiano, per discutere in modo concreto della disponibilità e utilità di diverse tipologie di dati, del loro riuso, e delle prospettive di un ulteriore sviluppo integrato e capillare di dati. Al tavolo tecnico hanno partecipato per il progetto GIOCOnDa Vanessa De Luca e Giovanni Profeta (LCV, DACD, SUPSI), Nadia Cadenazzi, Lorenzo Sommaruga e Riccardo Mazza (rappresentanti di SUPSI-ISIN il capofila svizzero del progetto), Sabrina Medaglia (Responsabile Ufficio Europa e Statistica, Provincia di Brescia) e Simona Zambelli (Provincia di Brescia).

La realtà ticinese è inoltre stata rappresentata da Marco D’Ambros (USI, Facoltà di Informatica), Silvia Gasparini (Responsabile della comunicazione dell’Ente turistico Lugano Region), Igor Sarman (ricercatore dell’ Osservatorio del turismo, dell’Istituto di Ricerche Economiche e dell’Università della Svizzera italiana), Roland Hochstrasser (responsabile del Sistema per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Cantone Ticino DECS), Riccardo Curtale (ricercatore dell’O-tur), Marco d’Ambros (docente della Facoltà di informatica USI e organizzatore dell’Hackaton), Anna Picco Schwendener (referente USI del Lugano Living Lab), Chicca Pancaldi (Amministratrice Smart Village Capriasca) e Gabriella Darin (Comune di Coldrerio).

Tra i diversi input, i partecipanti hanno rilevato timore da parte sia delle amministrazioni pubbliche che delle imprese di fare errori (soprattutto relativi all’anonimizzazione e al rispetto dei vincoli di privacy) nella fase di pubblicazione dei dati. Concordi sull’importanza della misurazione dell’uso dei dati, si sono poi interrogati su come incrementare l’uso del dato, diffondendo consapevolezza tra gli utenti potenziali. In questo senso, le associazioni di categoria possono rappresentare gli attori chiave, sia come utilizzatori di dati al servizio del coordinamento delle attività settoriali di loro competenza, sia come diffusori delle opportunità di pubblicazione che come prestatori del servizio di pubblicazione.

Il workshop organizzato da Iolanda Pensa con Marta Pucciarelli (Laboratorio cultura visiva della SUPSI), in collaborazione con Elena Marchiori, (Coordinatrice della Comunicazione Digitale, Eventi e Congressi, della Città di Lugano) ha contribuito GIOCOnDA – Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di Vita degli Open Data, un progetto che ha l’obiettivo di incentivare collaborazione, coordinamento e integrazione tra PA e stakeholder per rafforzare la governance transfrontaliera e dell’Area insubrica, in corso di realizzazione con il co-finanziamento dall’Unione europea, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, dallo Stato Italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 dicembre 2019
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