Da nastrificio a produttori di elastici per mascherine in pochi giorni

Per contrastare la diffusione del Coronavirus, il Nastrifico Cori ha convertito la propria produzione: "I telai vanno 16 ore al giorno. Una scelta fatta per la comunità, non per il guadagno"

Nastrificio Cori

Da nastrificio per alta moda a produttori di elastici per mascherine. È la conversione che in pochi giorni ha attuato il Nastrificio Cori di Tradate che, dopo la chiusura dell’attività produttiva dovuta al decreto per l’emergenza contro la diffusione del Coronavirus, ha convertito i propri telai per realizzare 50mila metri al giorno di elastici destinati alle famose, e ricercate, mascherine di sicurezza. «Abbiamo commesse dall’Umbria, dalla Toscana, dalla Campania, dalle Marche, e abbiamo iniziato adesso anche con la Lombardia, oltre a tre clienti che erano già nostri», racconta Roberta Cortelezzi che dal 1999 dirige il nastrificio che aveva fondato il padre negli anni ’60. Con lei lavorano due dipendenti: la sorella e il cognato.

«Siamo artigiani da sempre e non avevamo mai vissuto una situazione del genere. L’azienda andava bene, galleggiavamo, avevamo le nostre belle soddisfazioni, anche considerando che il settore tessile è sempre in crisi – racconta Roberta -. Producevamo ad esempio, nastri per cinture da donna, nastri per scarpe, cordoncini per tendaggi, nastri per tracolle di borse, e molto altro».
Poi il 13 marzo è cambiato tutto: «Quel giorno eravamo pronti a chiudere tutto, avevamo finito le ultime consegne ai nostri clienti in Spagna, in Italia e in Russia. Non avevamo più ordini in mano e quindi avevamo pensato di chiudere e restare tranquillamente a casa. Ma quel venerdì hanno iniziato a chiederci questo elastico per le mascherine: un nastrino talmente basico che non c’è alcun guadagno, e che avevamo smesso di fare da molti anni. Un elastico formato da un filo di poliestere e con l’elasticità che è data dal filo di gomma e lattice naturale».

Nastrificio Cori

I tre membri dell’azienda hanno quindi convertito il primo telaio in tre giorni, lo hanno messo in funzione e tutto è iniziato. In pochi giorni sono stati sommersi di richieste e in totale, adesso, sono bene quattro i telai che producono 50mila metri di elastici. Ogni metro serve per realizzare 2,5 mascherine, ovvero quello che quotidianamente serve per completare 100.000 mascherine al giorno.

«Da venerdì 13 marzo a oggi il telefono suona ininterrottamente. Facciamo andare le macchine dalle 8 del mattino fino a mezzanotte – prosegue Roberta -. Avremmo potuto anche decidere di chiudere e prendere la cassa integrazione, ne avevamo diritto, ma abbiamo scelto diversamente per l’emergenza e non certo per l’aspetto economico. Ci siamo guardati e ci siamo detti che, in questo modo, avremmo potuto fare qualcosa per il nostro Paese. La situazione positiva è anche data dal fatto che ci stanno pagando tutti regolarmente, così riusciamo a sostenere la materia prima e dare continuità al lavoro».

«Stiamo bene di salute e questo è importante e siamo molto soddisfatti della scelta fatta perché, in questo momento di difficoltà che tutti stiamo vivendo, sentiamo che stiamo dando un contribuito alla comunità. Siamo piccoli, le nostre forze sono poche rispetto a tutto quello di cui ci sarebbe bisogno, ma ci siamo messi in gioco, senza guardare troppo l’aspetto economico. Come ha detto il Papa siamo tutti sulla stessa barca».

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 31 marzo 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Saverina Prostamo

    Buon giorno, vi sto scrivendo dalla Calabria, vorrei sapere il prezzo dell’elastico e quanto costa la spedizione Grazie mille per la risposta

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