Verderio attaccato dal figlio di Casoppero: “I cirotani onesti prendano le distanze dalla ‘ndrangheta”

Il noto politico lonatese, oggi presidente della Sap, accusato dal figlio dell'imprenditore edile che rischia 16 anni di carcere: "Per lui partiranno le querele ma i calabresi onesti facciano sentire la loro voce"

gallarate generico

Un lungo post da parte del figlio di Cataldo Casoppero (per il quale il pm Cerreti della Dda ha chiesto una condanna a 16 anni di carcere per reati aggravati dal metodo mafioso) ha acceso una lunga discussione nel gruppo facebook più frequentato di Lonate Pozzolo sulle inchieste che hanno nuovamente portato alla ribalta il fenomeno della ‘ndrangheta nell’area di Malpensa.

In quel post Antonio Casoppero, estraneo alle inchieste che coinvolgono il padre, attacca Modesto Verderio (politico di lungo corso a Lonate e attualmente presidente della Sap) accusandolo di non essere una persona onesta, elencando presunte malefatte commesse negli anni. Non nomina mai la ‘ndrangheta e chiede rispetto per il padre che – fino al terzo grado di giudizio – è innocente. Di seguito un estratto del suo pensiero

Non capisco come certe persone possano saper predicare bene ma razzolare male (vedere la scheggia nell’occhio di altri e non vedere la trave nel proprio), che si vantano del loro Passato Onesto, ma non delle loro azioni disoneste, tra cui un passato di prostituzione, ricettazione di quando lavorando per la Provincia e percepiva un rimborso spese di un Ferrari, di quando lavorando ed essendo presidente del depuratore faceva effettuare dei lavori nella propria abitazione dalla medesima impresa, la quale inquisita nel caso Rivolta.

Modesto Verderio, leghista degli anni del senatur Umberto Bossi, non ha risposto alle provocazioni sulla bacheca social ma annuncia: «Ho passato tutto al mio avvocato. Partirà una querela e se avremo un risarcimento per i danni morali lo devolveremo ad un’associazione antimafia. Se qualcuno pensa di potermi ricattare con queste storielle si sbaglia e subirà le conseguenze delle sue azioni. Se avesse avuto informazioni penalmente rilevanti sul mio conto poteva andare in procura».

Verderio non si sente spaventato da queste affermazioni ma sente il bisogno di lanciare un appello alla comunità cirotana e calabrese in generale, numerosissima a Lonate Pozzolo e a Ferno: «In questi paesi ormai si sa benissimo chi sono coloro che fanno parte di questa organizzazione criminale. I figli di questi personaggi spesso non c’entrano niente ma, purtroppo, non hanno il coraggio di prendere le distanze dai loro padri. Capisco l’imbarazzo dell’essere additato come “il figlio di” ma a Lonate molta gente ha sofferto per estorsioni, minacce, ingiustizie e questo fatto non può essere costantemente messo in secondo piano. I cirotani e i calabresi onesti di Lonate, che sono la maggioranza, dovrebbero prendere le distanze dal fenomeno e dire chiaramente che sono contro la ‘ndrangheta. L’omertà qui non regge, devono prendere coscienza e magari organizzarsi in un’associazione che alla prossima fiaccolata sia presente per dire che non condividono i metodi mafiosi di alcuni conterranei».

Nel post sono in tanti a commentare e difendere Verderio dalle accuse che gli vengono rivolte. Tra questi c’è anche l’assessore ai Lavori Pubblici Luca Perencin, anch’egli chiamato in causa da Casoppero, che ricorda a tutti che l’articolo 595 del Codice Penale vale anche su Facebook.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 24 Settembre 2020
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