Longhin rilancia le zone omogenee: “Un sano ritorno alla territorialità, di tutti”

Ex consigliere provinciale, tra i candidati in pectore alla segreteria provinciale leghista e oggi ingranaggio ai vertici nell'organizzazione territoriale del partito, torna a parlare di una proposta che lo aveva visto già impegnato dai banchi di Villa Recalcati

giuseppe longhin

Giuseppe Longhin, ex consigliere provinciale, tra i candidati in pectore alla segreteria provinciale leghista e oggi ingranaggio ai vertici nell’organizzazione territoriale del partito, torna a parlare di una proposta che lo aveva visto già impegnato dai banchi di Villa Recalcati: le zone omogenee, per una diversa organizzazione del territorio provinciale. Pubblichiamo la sua riflessione:


Recenti sondaggi danno la politica in fondo alla classifica della credibilità utile al rilancio del Paese. Prima l’impresa, segno di richiesta e bisogno di concretezza.  Ciononostante, proprio nella nostra provincia, si è accesa una scintilla che illumina uno scenario ben diverso da quello dominante.

C’è un Ente Provincia che torna prepotentemente a far parlare di sé riguardo un dissesto prima evitabile e oggi realmente evitato, dà, indirettamente, nuova linfa vitale agli investimenti sul territorio.
Poi c’è una lista “pseudo civica” costituita da amministratori pubblici presentata con sei mesi di anticipo sui tempi previsti: segno di indubbia vitalità… Un po’ prematura forse, ma sicuramente vivace.
Ma non è tutto. C’è un parlamentare leghista che tende una mano ad un collega piddino, il quale risponde presente, tanto da aprire un dialogo costruttivo quanto prezioso sul futuro di Malpensa.

Per queste ragioni, per far sì che questi costruttivi sussulti non cadano nel vuoto, mi trovo a riproporre quello che, come presidente della Commissione Statuto e Regolamenti, ero riuscito a far approvare all’unanimità dal consiglio provinciale, insieme ai colleghi Magrini, Riganti e Ginelli: ovvero, le “Zone Omogenee” (articolo 5 riportato qui di seguito). Si tratta, a conti fatti, dell’unico concreto modo per reperire facilmente contributi e gestire meglio il territorio. Chi guarda a questa iniziativa come una bizzarria, guardi la
Provincia di Bergamo, che ha istituito qualche anno fa 11 (ripeto, undici!) zone omogenee.

Per quanto riguarda la Provincia di Varese, considererei adeguate 5 zone, corrispondenti alle due comunità montane e ad altre 3 aree (tra le ipotesi, una di esse potrebbe comprendere la zona del capoluogo Varese e quella dei Laghi. Un’altra l’area del Gallaratese e del Seprio. La terza potrebbe gravitare nella zona metropolitana di Busto Arsizio e del Saronnese).

Dopodiché, c’è tempo per aggiustare il tutto, raccogliere istanze alternative, ridisegnare confini e aggregazioni. Ciò che conta sono i vantaggi, economici, amministrativi e logistici, che deriverebbero da questa piccola, grande riforma territoriale. Sarebbe sufficiente che il presidente Antonelli convochi una conferenza dei sindaci per avviare il tutto.

Un sano ritorno alla territorialità, di tutti.
Giuseppe Longhin

Articolo 5 Zone omogenee
1. Anche ai fini di una più spiccata rappresentanza territoriale, mediante deliberazione del consiglio provinciale assunta a maggioranza assoluta dei propri componenti, preceduta da deliberazione dell’Assemblea dei sindaci assunta con i voti che rappresentino almeno la metà arrotondata per eccesso del numero dei Comuni che rappresenti il 50% più uno della popolazione complessivamente residente, calcolata in base all’ultimo censimento, la Provincia può articolare il proprio territorio in zone omogenee aventi comuni caratteristiche orografiche, sociali ed economiche. Salvo diversa previsione di legge, esse possono costituire l’ambito territoriale entro cui gestire in forma unitaria funzioni e servizi. Ciascuna zona è rappresentata dal sindaco eletto dai sindaci dei comuni facenti parte della zona e, per i comuni facenti parte delle Comunità Montane, dai Presidenti di queste ultime. E’ fatta salva la facoltà di delega, esercitabile secondo le modalità indicate nel regolamento di cui al comma 3.
2. Le zone omogenee costituiscono l’ambito nel quale la provincia, tra l’altro: a) sia con riferimento alle funzioni proprie che a quelle delegate, svolge la propria programmazione avuto riguardo alle specificità di ciascuna zona omogenea,
b) promuove la collaborazione con i comuni e tra di essi, anche in forma associata per l’esercizio delle funzioni fondamentali;
c) sviluppa sistemi coordinati di servizi pubblici;
d) sviluppa forme di coordinamento territoriale nell’ambito del proprio PTCP e degli altri strumenti di pianificazione territoriale e di settore;
e) articola forme di assistenza tecnico-amministrativa necessarie per lo sviluppo e il rafforzamento delle gestioni associate delle funzioni comunali;
f) sperimenta, promuove e sostiene forme coordinate di funzioni amministrative.
3. Il funzionamento delle zone omogenee è disciplinato da apposito regolamento approvato con le modalità e i quorum previsti al comma 1 che, fermo restando quanto indicato al comma 1, può prevedere l’istituzione di organismi di partecipazione e di consultazione alla programmazione provinciale

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Pubblicato il 03 Dicembre 2020
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