Halloween non sia la celebrazione della morte fine a se stessa
Gentile direttore,
Halloween…quale Halloween? Una ricorrenza oggi stravolta dal business che però discende da antiche celebrazioni, ovviamente pagane, ma che avevano un fondamento naturale di rispetto dei defunti, assimilato nel Cristianesimo popolare. Mettere alla finestra la “lumera” cioè la zucca vuota con la candela simbolo di resurrezione era ed è un gesto tradizionale di affetto verso i defunti, che possono in questo momento particolare dell’anno, riconosciuto anche dal calendario liturgico, trovare un segno del legame mai interrotto, un portale eccezzionalmente aperto. Ora i bimbi adorano le feste e i travestimenti e non è una novità. C’è modo e modo però. C’è un modo che serve ad esorcizzare le paure, che fa mettere in maschera difronte allo “scuro” proprio per scacciarne le forze oscure. Una specie in fondo di “Carnevale autunnale”. Il più noto a febbraio serve a gioire insieme per la fine dell’inverno, appena prima della Quaresima che porta alla festa di resurrezione della Pasqua, collocata non a caso appena dopo il primo plenilunio di primavera. In Halloween o Ognissanti, ci si trova ad esorcizzare la paura della morte e dell’oscurità appena prima dell’inverno, accendendo lumi e facendo festa in un percorso che porta alla festa della “nascita per eccellenza” con l’Avvento che porta al Natale, non casualmente posto in coincidenza con la risalita del Sole solstiziale. Le mascherate gioiose quindi come carnale tributo d’ingresso ai due apici spirituali dell’anno. Si fa festa chiassosa che c’è tutto lo spazio per redimerci e coltivare lo Spirito subito dopo. Ad Halloween/Ognissanti come a Carnevale è la carne che vuole la sua parte. Una celebrazione all’insegna di quei Santi fatti di tutta carne che ci conducono per la Via come una lanterna nella notte. La Tradizione ci insegna come fare, in quell’opera di sincretismo che ha sempre contraddistinto la diffusione intelligente del Cristianesimo, nel mondo. Tradizione che va insegnata ai bambini, affinché capiscano l’importanza di un momento che non è solo una data sul calendario del consumismo come il Black Friday. È invece pericolosa la celebrazione dell’horror e del male fine a sé stesso. Penso che questo modo di celebrare Halloween sia un insulto alla celebrazione di Ognissanti che si congiunge al rispettoso ricordo dei Defunti. L’esaltazione dell’orrore e della paura fini a sé stessi non può che ricondurre alla servitù di Satana, perché non c’è orrore e paura verso “Sorella Morte” come scriveva San Francesco: “beati saran quelli nella Tua (di Dio) volontà, che Sorella Morte non gli farà male”. Questo Halloween delle tenebre oltre che un comodo stratagemma per fare solo del business, tradisce profondamente il senso carnale della condivisione festosa di un momento chiave del ciclo delle stagioni naturali. Siamo alla fine del periodo luminoso dell’anno e alle porte dei mesi scuri, come sapevano già i Celti. L’augurio è che sia quindi Halloween/Ognissanti un momento di sfogo genuino, ma sempre con quel calore del Lume accesso nella zucca che sorride alla Vita e ci fa abbracciare Santi e Defunti tutti, come Comunità in festa.
Marco Cerini
Vergiate
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