L’aria solida di John Martyn
Dedicò il disco al suo amico Nick Drake, che era chiuso in sé stesso
Un capolavoro assoluto del folk rock inglese, anche se si potrebbe parlare di folk blues o addirittura folk jazz. Arrivato a 25 anni al sesto album, di cui due con la moglie, John ha trovato la sintesi perfetta della sua proposta: la voce si è scurita al punto giusto, nel suono profondo del contrabbassista dei Pentangle Danny Thompson ha trovato il contrappunto al suo fingerpicking, e le prove con l’Echoplex di Bless the weather lo hanno convinto. Ed allora ecco la splendida title track, dedicata al suo amico Nick Drake che morirà un anno e mezzo dopo; la versione con l’Echoplex di un vecchio blues di Skip James; la May you never, delicato inno all’amore fraterno, che eseguirà in ogni concerto da allora e che diventerà famosa nella cover di Eric Clapton; il blues “elastico” finale… Non c’è davvero nulla da scartare qui, last but not least la stupenda copertina la cui importanza, in tempi di CD e di streaming, come ho detto tante volte è un’emozione difficile da spiegare. Andrà ancora avanti a cambiare, e sarà un piacere seguirlo, ma in quel 1973 ci diede qualcosa di insuperabile.
Curiosità: l’immagine di copertina è un esempio di strioscopia (o Fotografia Schlieren): un sistema di fotografia inventato in Germania nella seconda metà dell’800 per visualizzare le turbolenze provocate dal passaggio di un solido nell’aria o in un fluido.
La rubrica 50 anni fa la musica
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