Artoni e la mozione bocciata sulla presa in carico dei minori: “La maggioranza si prende a martellate da sola”

Il riferimento ad un'istituzione nata sotto il Fascismo non piace alla maggioranza del Consiglio, che la boccia. Il proponente torna sul tema: "La città ha rinunciato a poter assumere un ruolo importante per una iniziativa a favore dei cittadini e delle loro tasche"

minori disagio varese

Una battaglia all’arma bianca in consiglio comunale a Luino sul testo di una mozione presentata dalla minoranza. Il tema è serissimo, e riguarda il dissanguamento delle risorse comunali (di tutti i comuni) nella misura in cui a questi enti viene data in carico la gestione, in termin economici, dei minori.

Deposte le armi del dibattito in Consiglio, il proponente della mozione, Furio Artoni, torna sul tema con una nota.

«In consiglio comunale è stata portata una mozione che aveva lo scopo di sollecitare le istituzioni ad intervenire sulla gestione economica dei minori affidati ai comuni», spiega il capogruppo in consigliere comunale del gruppo Azione civica per Luino e frazioni. «Chi svolge l’attività di amministratore è consapevole che sia sufficiente la residenza, anche instabile, per addossare al Comune tutti i costi relativi a minori bisognosi ed al genitore, che comprendono le spese di mantenimento in una struttura. Queste spese sono talmente alte che i comuni piccoli, ma in proporzione anche quelli più grandi, si trovano a sostenere spese enormi che arrivano a paralizzare l’attività amministrativa andando a toccare poi le tasche dei cittadini. Inutile dire che la l’immigrazione di questi anni ha ulteriormente aggravato la situazione portando spese per il Comune di Luino che arrivano a circa 500 mila euro, dal 2021 ad oggi sono quasi raddoppiate», scrive Artoni.

«Vi è sicuramente la necessità di prendere una posizione unita tra i vari Comuni, e Luino avrebbe potuto essere il capofila di questa cordata a favore di una modifica della norma che impone ai Comuni di pagare spese esorbitanti.. La maggioranza di Luino ha deciso di bocciare questa mozione. Prima sostenendo che vi potevano essere fraintendimenti e quindi il sottoscritto ha provveduto alla correzione per rendere inequivocabile che si parlava solo di spese a carico delle Stato. Poi è emersa un altro elemento a dir poco sconcertante: nella mozione ci si riferiva alla Onmi (opera nazionale maternità e infanzia fondata nel 1925)», continua il capogruppo di minoranza.

«Il dato di riferimento era storico, visto che questa istituzione sino al 1975 provvedeva alle spese e che poi è stata sciolta. E’ stato richiesto dalla maggioranza di cancellare dalla mozione ogni riferimento alla Onmi perché creata nel periodo fascista…e da lì sono partite considerazioni di natura politica vetero consunte. Al di là del dato oggettivo storico e inequivocabile, vi è un ulteriore elemento che non ha considerato la maggioranza travolta dalla foga antifascista: “I riferimenti alla opera nazionale Maternità e infanzia del 1925 sono stati direttamente estratti pari pari dal sito della Regione Lombardia! Istituzione quindi notoriamente fascista e non meritevole di essere citata dall’attuale maggioranza luinese. Qualcuno mi ha ricordato che l’asilo nido in centro è nato sotto l’Onmi, diventato poi casa popolare e trasferito in via Forlanini. Non è che questa maggioranza adesso deciderà di abbattere la casa popolare perché li ci potrebbe essere il ricordo dell’Onmi? Si tratterà di un nuovo assalto: dopo il Palazzo d’inverno si assalta la casa popolare. Per onestà intellettuale non ho voluto togliere ogni riferimento alla Onmi era un dato storico e mi sembrava un insulto alla storia e all’intelligenza. E come ho detto in consiglio comunale volevo dare un’opportunità alla nostra Città di poter assumere un ruolo importante per una iniziativa a favore dei cittadini e delle loro tasche. Ma presi da un livore ideologico e da spirito discriminatorio nei confronti di chi ha idee diverse, si è preferito prendersi a martellate sulle ginocchia ( per usare un eufemismo politically correct). Un triste momento», conclude Artoni.

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Pubblicato il 30 Novembre 2023
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