Gli oceani topografici degli Yes
Fu un lavoro lungo e complesso
Scriveva bene recentemente un amico che questo disco ebbe la sfortuna di rappresentare la grandeur del prog, che presto sarebbe stata “sconfitta” dall’arrivo del punk: così facendo chi arrivò a scoprirlo negli anni successivi fu spinto a rifiutarlo a priori senza ascoltarlo con attenzione. Inutile aggiungere che fu un grave errore. Certo, la complessità del progetto – disco doppio con le quattro facciate coperte da quattro suites, ognuna lunga più di Close to the edge – non ne rende facile l’approccio, e riporta necessariamente ai tempi gloriosi in cui ci si sedeva davanti al giradischi e si ascoltava per bene la musica senza fare altro. Se riuscirete a farlo scoprirete un’opera dalle mille sfaccettature tutte da gustare, che dal punto di vista compositivo fu più che altro condotta dal duo Jon Anderson / Steve Howe, tanto che dopo l’incisione Rick Wakeman decise di abbandonare il gruppo: pare che durante il tour si fece portare da mangiare sul palco in un momento in cui non era previsto suonasse! Last but not least un altro aspetto che in epoca di mp3 è andato perduto: la copertina, creata dal loro affezionato Roger Dean e probabilmente la sua più bella in assoluto.
Curiosità: Anderson aveva proposto di registrare il disco sotto una tenda in mezzo a una foresta, ma non era possibile: arredarono allora uno studio con balle di fieno, fiori, piante e cartonati di animali. Nello studio a fianco registravano i Black Sabbath, e Ozzy ricorda che la cosa gli sembrava alquanto strana.
La rubrica 50 anni fa la musica
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