Sui fatti di Castronno: “Salire sulla gru non è stata una bravata. Mio figlio ha un passato difficile”

La mamma adottiva del ragazzo protagonista di un tentato suicidio la notte del 14 luglio a Castronno, scrive a Varesenews. La madre chiede comprensione e rispetto, denunciando la superficialità dei giudizi espressi sui social e ringrazia il carabiniere che ha soccorso suo figlio con empatia e professionalità

ubriaco in cima ad una gru a Castronno

Salire su quella gru a Castronno non è stato il gesto sconsiderato di una ragazzino irrequieto, eccitato da una notte “brava”. E la sua mamma adottiva non ci sta a veder liquidato un gesto che poteva finire in tragedia, in una notizia commentata con superficialità da chi l’ha letta sui social. Così ha deciso di scriverci per spiegare, con qualche dettaglio, cosa sta dietro quello che è successo sabato 14 luglio intorno alle 3.30 di notte.

«Chi scrive è la madre del ragazzo salito sulla gru. Scrivo con la speranza che l’atteggiamento da parte di chi è definito per la scienza “umano”, possa diventare tale. Quello che è accaduto sabato notte non è stata una bravata, una notte da leone, un capriccio di un figlio che “ne ha prese poche!”. No, è frutto di patologie psichiatriche, è un gesto di autolesionismo per “liberare mamma e papà dai  problemi”. È frutto di un figlio che a causa dei ripetuti maltrattamenti subìti, è nato prematuro. È frutto di una società di adulti giudicanti e sprezzanti nei confronti dei giovani, incapace di creare sogni e curiosità già dall’infanzia!».

«Io e mio marito ci occupiamo notte e giorno di nostro figlio da ben 13 anni, abbiamo annientato le nostre vite per fare i genitori, ci mettiamo in discussione e soprattutto non molliamo la nostra missione, cioè quella di rendere una vita degna di essere vissuta ad un ragazzo che per i primi quattro anni della sua vita non è stato protetto da chi avrebbe dovuto amarlo sopra ogni cosa».

«Nostro figlio è disabile psichico, non ha nessun segno di riconoscimento, se non i segni di autolesionismo! I disabili esistono ma a questa società moderna non piacciono. Agli adulti che leggeranno questa lettera di sfogo chiedo più attenzione per il prossimo, soprattutto per i più fragili che spesso vengono etichettati con leggerezza. Per tutti quelli che ci hanno giudicati e derisi senza conoscerci, auguro di fare meglio di noi nella vita!».

Grazie a quel carabiniere che ha saputo gestire la situazione

La mamma del giovane (lui compirà 19 anni proprio tra pochi giorni), vuole anche ringraziare chi ha soccorso suo figlio quando era in cima alla gru: «Ringraziamo chi ci ha soccorsi, in particolare il giovane carabiniere Antonio che con grande coraggio ha saputo gestire la situazione incutendo fiducia in nostro figlio. Non è vero che è stato ammanettato, non ce n’è stato alcun bisogno. Il militare è riuscito a creare un rapporto di empatia con mio figlio che si è affidato totalmente a lui».

«Droga, alcol, mancanza di educazione non c’entrano nulla con quello che è accaduto – continua la mamma del giovane- La storia di mio figlio è complessa, delicata. Le norme delle adozioni internazionali sono diverse da quelle italiane: i ragazzi, al compimento dei 18 anni, possono avere accesso alla documentazioni che racconta la storia dei genitori biologici. Lui ha aspettato questo momento come l’acqua nel deserto, ma non è stato semplice. Chiedo solo un po’ di rispetto per mio figlio e per noi. Mio figlio ha letto come i giornali hanno raccontato la notizia del suo gesto, e ci ha sofferto. Per questo credo sia giusto contestualizzare i fatti e spiegare che quello che viene semplificato in poche righe, nasconde una realtà molto più complessa e per certi versi oscura».

Si arrampica in cima ad una gru, lo recuperano i Vigili del Fuoco a 25 metri d’altezza

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 15 Luglio 2024
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